Un preNatale Influenzato e Cinese…una meraviglia!
Ok, non ho scritto per qualche giorno. Perche’? Semplice. Perche’ a parte essermi preso un raffreddore maledetto che mi ha costretto alla demenza senile o quasi, a parte l’aver tentato e ancora tentando di sistemare il nuovo forum del sito, mi sono semplicemente lasciato andare al clima pre-natalizio. Ovviamente qui non contemplato, anche se, da qualche anno ormai mi dicono, iniziano a spuntare i vari babbi natale colorati attaccati alle vetrine dei negozi, la gente pare avere un interesse verso questa strana festa occidentale, e si vede qualche cappellino natalizio e striscione. Almeno, qui a Qinhuangdaho, la situazione sembra questa. Il nervosismo si accentua anche perche’, avendo 5 giorni liberi di vacanza grazie al weekend lungo e al Natale che ci viene opportunamente graziato, il mio progetto di vacanza lunga, di andare a fare un viaggio sulle cime del Monte Sacro Tai Shan, perde appiglio e cade infrangendosi nel mare di catarro che mi affossa i polmoni. Cristo. Quindi oggi, giovedi’ 20 dicembre, ancora non so cosa succedera’ e cosa finiro’ a fare nei prossimi giorni. Complice anche la mancanza di biglietti del treno… in questo, io odio i cinesi. Nel loro pensare comunista, e’ impossibile prenotare un posto su un treno con un anticipo maggiore di 10 giorni. E potete immaginare anche che, non essendo in una citta’ testa, ovvero un punto da cui il treno PARTE, prendere un biglietto hard sleeper (ovvero una cuccetta non lusso) si e’ rivelata impresa degna di Ercole, una fatica di Ercole. Cosi’, all’alba del giorno della partenza, non so dove andare, sono incazzato e col raffreddore cronico, e mi preparo a passare un bel Natale di fogna. Spero vivamente che la visita mattutina al dottore cinese e l’intruglio alle erbe che ho appena bevuto facciano il loro effetto, e che nell’arco di poche ore tutto si risolva con un raggio di sole che direttamente squarci una delle nuvole sopra la Montagna Sacra, porgendomi magari anche una bella vergine asiatica su un piatto d’oro.
Comunque, il Natale. E’ il mio primo Natale passato lontano dalla famiglia, e un po’ mi dispiace, lo confesso in pubblico. Prima cercavo sempre di far coincidere i viaggi escludendo le festivita’, perche’ comunque, per quanto sia trito e ritrito, mi piaceva abbuffarmi per due o tre giorni di fila, cullato dal lento passare del tempo che non significa piu’ niente per una settimana. Una cosa tipicamente italiana, che qui, a queste formiche gialle che altro non fanno se non pensare a dormire, mangiare e lavorare, non potrebbe sembrare una cosa normale. Anzi, non e’ normale proprio per loro, maledetti cinesi. Non li odio, ma oggi sto guardando fuori dalla finestra e l’aria e’ piu’ pesante e inquinata del solito, e li vedo trotterellare spensierati nella loro demenza giovanile per il campus spoglio e bruttino (in confronto ad altri che ho visitato), e mi vien voglia di dirgliene di tutti i colori. Oggi c’e’ da aver pazienza, in questa Qinhuangdaho che si appropria di un natale che non gli appartiene, senza neve e con solo un freddo ibrido, tra il secco e l’umido, che penetra nelle ossa e mi fa ammalare. E la mia montagna sacra che se ne va lentamente giu’ per lo scarico… non fatemici pensare. Non posso passare cinque giorni cinque chiuso in questa parte di Nordest. Da quando sono qui, in un certos enso, e’ come se mi avessero messo le catene. Solo tre settimane prima della grande partenza, ma dio, come mi pesano… mi riprometto, saro’ piu’ saggio, e prenotero’ i miei biglietti con 10 giorni di avanzo. Maledetta Cina…



