Uscita al campus

Mi chiedo se l’esperienza sarebbe stata diversa se invece che stare qui fossi finito in una citta’ come Pechino, o Shanghai. Mi chiedo se sia naturale vivere nello stesso campus con centinaia di ragazzi poco piu’ che ventenni che sprecano le loro giovinezze dormendo ogni sacrosanto minuto che hanno libero. Dormendo o giocando a giochi che gli universitari italiani non farebbero nemmeno se fossero costretti perche’ poco “cool”. Diciamo anche infantili. Tipo mettere dei birilli per terra e farci lo slalom coi pattini, oppure ammazzarsi sul campo da basket, o indurirsi le dita stringendo per ore la racchetta da ping pong. Sono anche dolci da vedere queste ragazzine dai capelli meshati peggio di un incubo alla Misfits, non quelli veri di Glenn Danzig, ma le antagoniste di Jem e le Olograms, quelle con i capelli che se ci cadevi sopra per sbaglio rimanevi infilzato come a cadere sulle guglie di una cattedrale gotica, con sangue che spruzza dappertutto e investe i luridi piccioni tutt’attorno. Stasera sono uscito a comprare della birra e delle sigarette, c’e’ un piccolo supermercato all’interno del campus, nascosto in una porticina senza insegna al lato di un edificio poco illuminato. All’interno c’e’ subito la cassa, un cinese seduto su uno sgabello si guarda le unghie mentre parla con un altro, incassato in una sedia piu’ piccola dall’altra parte del bancone. Qualche studentessa brufolosa, qualcuna anche carina, compra caramelle e biscotti, succhi di frutta e buste di latte parzialmente scremato. Gia’, perche’ qua il latte si vende nelle buste. Il tipo mi guarda in maniera strana, come se fossi un pezzo di merda di colore verde smeraldo, una cosa rara che mica si vede tante volte nella vita. Faccio per avvicinarmi al bancone e ovviamente spiccico nel mio terribile cinese qualche comprensibile parola indicando cio’ che voglio comprare. Non e’ che ci voglia moltissimo alla fine, un po’ di impegno, e riescono a capirti. Ma non so perche’ tante volte, quando apro bocca, questi si mettono a ridere. Cioe’, questo mi sta ridendo in faccia, una cosa veramente insopportabile. Si lancia occhiate con l’altro tizio seduto sulla sedia alle mie spalle, mi giro e lo vedo ridere di gusto, come se avessi raccontato una barzelletta sporca.
Dico, con tutto il rispetto parlando, la mia pronuncia sara’ sbagliata e divertente, strana per loro da ascoltare, ma con che coraggio ti permetti di trattare uno straniero cosi’? L’Italia ha tanti difetti, ma pelomeno in questo siamo relativamente buoni. Non ho mai visto nessuno trattare cosi’ un extracomunitario, o anche, un cinese. A volte facciamo anche noi le nostre inevitabili uscite di pessimo gusto, ma in generale non succede questo.
Mi sento colpito nel profondo: insomma, io sto facendo uno sforzo per venirti incontro, potrei parlarti in inglese, italiano o spagnolo e otterrei la medesima espressione ebete che fai ogni volta che ti chiedo qualcosa, e tu mi risponderesti in cinese, e continueresti a parlare in cinese per un quarto d’ora anche se io, in cinese, ti dicessi “non capisco”. Allora inizio a pensare alla sottile differenza tra il tuo cervello e una scatola di acciughe, e non ce ne trovo tante, perche’ quel che naviga all’interno del tuo cranio non e’ materia grigia, ma olio fritto in cui nuotano appunto questi pesci piatti. Il cinese dietro di me ride e se la ghigna, e l’impulso di rompergli il setto nasale con una gomitata e’ veramente forte, una manovra alla Bruce Willis, tanto per intenderci. Se lo meriterebbe. Chiedo quanto devo pagare e anche qui, mentre tiro fuori parecchie banconote da uno che mi intasavano il portafogli, sguardi e risatine di sottecchi, sia dai due macrocefali che ho attorno, sia dalle ragazzette che sgambettano nei loro stivali di oscena pelle arancione, riempiendo sacchettini di varie scatole dai colori sgargianti e dai contenuti altamente calorici. Enrico, cosi’ ribattezzato in onore della sua carriera di studente d’Italiano, uno dei miei grossi studenti mongoli, e’ infastidito allo stesso modo. Lui e’ sempre vittima di sguardi e risate cinesi perche’ e’ grande e grosso. Capita spesso che quando andiamo in un internet bar la cassiera si fermi e lo guardi, impietrita, e non dica parola per quei tre, quattro minuti glaciali in cui non sappiamo se colpurla in faccia e rubare tutto quel che c’e’ nella cassa, o avere pieta’ per la sua proverbiale, e provinciale, ignoranza. Usciamo dal supermercato seguiti dagli sguardi divertiti dei due cinesi doc, e io a quel punto mi incazzo. Una studentessa ci sta seguendo, e io mi giro e le chiedo:
“Ciao, parli Inglese?”
”Oh, yes, no…” e ride. Sono io che dovrei ridere, ma lasciamo perdere.
”Ok, mi puoi spiegare perche’ tutti quanti ridete quando cerco di parlarvi?”Questa, come da copione, si mette una mano davanti alla bocca, strizza gli occhi e inizia a ridere imbarazzata. Perche’ non si capisce se e’ demenza giovanile o imbarazzo, alla fine reagiscono allo stesso modo. La sua compagna, piu’ grassoccia e occhialuta, con pelle lucida e guance da olimpiadi di masticazione big bubble, esce trotterellando dietro di noi e le arriva in fianco. Si ferma, inebetita.”Ciao, parli inglese?”
”Si…no… un po’” Ma che cosa vuol dire?
”Ok, mi puoi spiegare perche’ tutti quanti ridete quando cerco di parlarvi?”
”Sei uno studente?”
”Bene, io ci provo a essere gentile, a parlare la vostra lingua” Poi le dico, in cinese, stavolta “Io non parlo bene il cinese, mi spiace” l’altra oca ride ma non emette alcun suono, ha solo gli occhi cosi’ chiusi e serrati che nel buio mi sembra di guardare una faccia che ha solo un naso e una bocca. “Ma ci provo, faccio del mio meglio. Perche’ ridete?”
L’altra mi dice: “Parli cinese?”
” No, io non… vabbe’ senti lascia perdere”
Istantaneamente anche questa scoppia a ridere e si mette le mani davanti alla faccia. Guardo Enrico che, divertito e un po’ scocciato, nasconde fin troppa luce con la sua grande ombra.
”Ma secondo te chi sono i deficenti? Noi o loro?Ti sembra normale?”
”Non lo so” mi dice “So solo che noi, in Mongolia, se vediamo un cinese lo riempiamo di botte”
Ottima risposta.




March 13th, 2008 at 8:07 am
devo ancora arrivare in cina, ma con questo racconto dettagliato mi stanno già sul cazzo.
Il tuo studente enrico ha detto giusto, bisognerebbe fare così anke in italia, altrimenti tra poco saranno cazzi amari
March 13th, 2008 at 7:28 pm
commenti fascisti dei tuoi lettori a parte: ammazzarsi su un campo da basket fa un gran bene, tanto al corpo quanto allo spirito
probabilmente sghignazzano chè sanno benissimo di essere in difetto, pure qua gli stranieri ghignano sempre quando sono in imbarazzo, col risultato di sembrare deficienti. dubito ci si possa fare granchè. cmq fai bene a metterli sotto pressione, che si sveglino, che si rendan conto.
[gran fica la nuova veste del sito, bravo]
March 14th, 2008 at 8:16 am
x ste, è vero, magari sono fascista, ma preferisci che ci invadano e che rovinino ancora di più la nostra già pessima economia???
March 14th, 2008 at 1:25 pm
Ragazzi, apprezzo i commenti di entrambi ma vediamo di non trasformare un post innocuo in una tribuna politica, non e’ il luogo ne’ il caso. Per il cinese lo straniero e’ comunque un ingombro scomodo, una risorsa di conoscenza (non nel caso di questo episodio) o un portafogli ambulante, e volevo farlo notare.
March 17th, 2008 at 4:16 am
coraggio maio, c’è chi al posto tuo si sarebbe già fatto prendere dallo sconforto.
queste saranno tutte da considerarsi grandi esperienze
April 11th, 2008 at 3:36 am
Cazzo, ho riso di brutto leggendo questo post
Penso che le loro risate siano per lo più dovute a mancanza di cultura -nel senso: uno straniero è così strano che si ride per l’imbarazzo. Come quando i bambini incontrano un adulto mai visto prima, e anziché rispondere alle domande guardano in terra e sogghignano. Ecco, direi che mi suona molto simile.