Scontro col Potere Negativo pt.2

“Signor Ferrarese, lei sa che noi riponiamo grande fiducia in Lei e che ci siamo avvalsi della sua esperienza durante lo scorso semestre”
”Si, la ringrazio”
”Lei sa anche che nell’ambito delle relazioni internazionali la nostra scuola si e’ distinta per aver aperto canali di sviluppo con un’universita’ in Alabama e con l’Universita’ per Stranieri di Perugia”
”Si, lo so”
Immagino gia’ un branco di wasp che a Birmingham stanno rigirando le mazzette di dollari, pensando a quanto sono scemi questi cinesi, mentre una Rebel Flag campeggia indiscreta sul muro. E la seconda cosa di Perugia, non pare affatto vera.
”Lei sa che il motore dello sviluppo e’ la cooperazione internazionale, e che lei ricopre un importante ruolo di mediatore, dovendo insegnare la Lingua e la Cultura Italiane”
”Ne sono onorato, continui la prego”
”Bene, ci e’ stato riferito che lei ha detto durante una lezione che gli studenti mongoli sono pazzi se vengono a studiare in Cina”
Vorrei dire di si e saltare all’idietro detonando una granata sotto la sua scrivania, ma non e’ il caso. Dico solo, alzando sensibilmente la voce:
”Questa e’ una bugia. Voglio sapere chi le ha detto una cosa del genere. Lei infanga la mia professionalita’, il mio nome e la stirpe di mio padre!”
Elliott trema nella sua sedia come un pupazzo epilettico, e poi traduce qualcosa che non sembra nemmeno quello che ho detto, almeno, io credo. Ma e’ una situazione cosi’ divertente dopo che mi aspettavo chissa’ quale rimprovero, chissa’ quale problema, che non posso fare altro che metterli alla prova, tanto se mi licenziassero l’unica cosa che potrei fare sarebbe quella di uscire e stappare due bottiglie di champagne.
”Lei deve sapere che…”
”No, io le dico che ora mi presenta la spia e la chiudiamo qui!”
”…l’importanza dello sviluppo e delle relazioni…”
”Ma come fate a credere alla prima cosa che vi dice una spia? E chi e’ la spia? La voglio!!”
”….creano unita’ tra i popoli e la nostra procedura e’ quella di…”
”Mi porti la spia e le faccio vedere io cosa ho detto!”Elliott ormai non traduce nemmeno piu’, apre la bocca senza parlare mentre Mao parla in cinese e io non capisco niente e continuo a dire che sono italiano, orgoglioso di esserlo e che odio le spie e che loro non sanno con chi hanno a che fare. Mao sembra infastidito e smette di parlare, Elliott si riprende come se il burattinaio avesse finalmente smesso di ridere e stesse muovendo di nuovo i fili, preoccupandosi del suo fantoccio. Io decido di non dire altro e ascoltare cosa mi vogliono dire.
“ Lei non deve dire altro in classe che non riguardi la lingua o la cultura italiana per la quale lei e’ qui a lavorare per noi. E’ nell’interesse dello spirito di cooperazione internazionale che Lei deve evitare di andare fuori discorso.”
Insomma, il classico manico di scopa in culo per ramazzare una stanza. Questo e’ l’ultimatum. Non ci sono ne’ giri di parole, ne’ scorciatoie da fare nel discorso, il problema e’ proprio questo. Loro vogliono che io riconosca il mio errore, che non ho in realta’ mai commesso, e che il discorso si chiuda cosi’, allegramente, con un sorriso. Guardo l’orologio e gia’ una mezz’ora buona e’ passata, quindi decido di annuire e farmi rifilare qualche altra colossale baggianata di circostanza, che va dallo sviluppo industriale all’Italia ai viaggi su Marte, per quel che il suo discorso possa interessarmi. Probabilmente buona parte e’ stata rallentata e camuffata dalla traduzione, ma non ne sono cosi’ sicuro, conoscendo il personaggio.
”Per qualsiasi suo problema o richiesta, noi siamo qui” cosi’ si conclude il discorso, e io alzo la mano, e chiedo di avere la sala multimediale pronta per i miei studenti che, affrontando un corso intensivo di sette o otte ore al giorno, hanno bisogno di un po’ di distrazione, di vedere qualche video, di ascoltare piu’ lingua parlata. Mi promettono che avro’ quello che chiedo in tempi brevissimi, e ancora oggi dopo due settimane non possiamo fare lezione come vorrei perche’ si’ mi hanno portato un computer, ma come faccio a far vedere qualcosa agli studenti senza connessione a internet, e soprattutto, senza nemmeno uno schermo su cui 26 persone dovrebbero guardare qualcosa??
Non so che dire se non che questa e’ ordinaria amministrazione, e che se qualcuno decide di insegnare in Cina (e, forse, in tante altre parti dell’Asia) si deve rimboccare ben bene le maniche, farci l’abitudine e contare esclusivamente sulle proprie risorse e sulle proprie innate capacita’ di tirarsi fuori dai guai. Perche’ questi sono guai che non solo limitano l’apprendimento degli studenti, ma minano tutte le convinzioni che ti puoi essere fatto sulla tua professione di insegnante.
Basta sapere che in Cina, qualsiasi cosa loro vogliano farti fare, tu finisci a farla. Cambiano i termini del discorso e magari i mezzi in cui ti viene proposto, ma alla fine si fa come dicono loro. E a questo punto ho deciso di disinteressarmene, di bypassare, tanto ormai mancano solo tre mesi alla fine di questo semestre e saro’ libero di andare verso altri lidi in cerca di altra fortuna e altre avventure, ma una cosa mi rode: i miei poveri studenti. L’educazione che i ragazzi cinesi (e in questo caso anche mongoli) ricevono, la castrazione totale delle mie motivazioni da paladino del new order dell’insegnamento linguistico che si confronta contro l’antico drago cinese, reso tossico e nuclearmente nocivo come un Godzilla appena pescato dal mare davanti al Giappone, e riportato selvaggiamente su questa sua sponda occidentale, a digrignare gli artigli contro di me. Saro’ un sognatore, ma per migliorare qualcosa in questa situazione, sto veramente arrampicandomi sugli specchi.
Non mi resta da fare altro che annuire, sorridere, stringere la mano del paffuto Mao e del robot Elliot e continuare la pantomima finche’ esco dalla scuola, scendo tutte le scale e lo rimugino, lo tiro fuori con un bello sputazzo, alla maniera cinese, questo mio odio, che si infrange sull’asfalto spazzato dal vento freddo del Mare Bohai come una bolla di candido sapone.




March 27th, 2008 at 3:58 pm
Ciao Marco, magari trovi la situazione frustrante ma non credo questo sia legato alla Cina in particolare. In Italia avresti avuto probabilmente problemi analoghi, come io li ho avuti in Brasile.
Tieni duro e continua a usare l’arma dell’ironia!
March 27th, 2008 at 5:50 pm
Uhm, un Alessandro che ha inseganto in Brasile, mi gioco le palle che lo conosco e che adesso lavora in Irlanda.
Per il resto, hai tre mesi e poi te ne vai, e’ il momento di insegnare a modo tuo, male che vada, parti prima…
March 27th, 2008 at 6:16 pm
in alternativa sbarella e fatti torturare con la Torcia Olimpica
March 27th, 2008 at 6:35 pm
Ste questa della Torcia Olimpica mi ha fatto ridere… per gli altri, parto prima mica tanto, mi perdo i soldi del biglietto aereo e pago pure la penale del contratto? Ragazzi, queste scuole ci tengono per i maroni, altroche’….