Propaganda anche a Cena pt.2

Elliott mi si siede vicino, e gia’ non mi sento a mio agio. Ho Francesca e Francesco sulla destra, seguiti da Mr. Wu e Mr. You. Il nuovo professore e’ stato studente di cinese e se la cava discretamente con la lingua, e questa e’ una cosa che un po’ invidio, ma non cosi’ tanto, e quindi e’ un po’ come un animale strano agli occhi dei cinesi, che allo stesso tempo temono e rispettano. Mr. You offre delle sigarette e si complimenta del suo cinese, per poi dire, in una maniera sottile e priva di ogni ironia, un semplice scudo, una maschera:
”Complimenti per il tuo cinese, molto buono. Ma non migliore del mio”
Quella che probabilmente dovrebbe essere una battuta lascia tutti un po’ freddi, rende l’aria statica per qualche minuto finche’ Mr. Wu e gli altri professori arrivano e prendono posto. C’e’ anche Akira, il mio amico professore di Giapponese, e velocemente lo faccio sedere al mio fianco, mentre Elliott era sparito da qualche parte. Le cameriere tentano di tirare una porta di carta da zucchero tra la nostra parte della sala e quella dove gli studenti gia’ gorgheggiano e ingurgitano dai piatti fumanti mulinando le bacchette ma noi ci opponiamo, perche’ vogliamo avere almeno una parvenza di contatto.
Ecco che prima di tutto, Mr. Wu si avvicina a Mr. You e parla in cinese sottovoce, piano, con noi tre li’ davanti, come se avesse paura di essere ascoltato. Questi due hanno in ballo del guanxi, ci scommetto… lo vedo da come Mr. Wu mulinella le mani, e le porta davanti alla bocca, per nascondere quel che sta dicendo. Una scena che mi fa venire in mente una fantastica trasposizione di quel che poteva succedere nelle grotte di Yan’an, qualche decina di anni fa. Probabilmente non stanno architettando niente di tragico, ma a me vengono subito dei dubbi, dato che Francesco e’ appena arrivato e sta li’ seduto, e’ una spia bilingue.
Subito dopo e’ il momento del baijou: un liquore trasparente, odoroso, una gradazione alcoolica di quelle pesanti. Le prime volte che mi si invitava a cena, sia per provare e sia per cercare di essere parte del gruppo e superare cosi’ le ovvie difficolta’ linguistiche, mi facevo sempre riempire il bicchiere e bevevo, bevevo tutto d’un fiato come vogliono loro, come loro dimostrano di essere uomini. Non ho mai visto una donna bere baijou, a parte qualche sorso trangugiato da Francesca senza voglia e anche un po’ di ribrezzo. Ho dovuto pero’ presto smettere di seguire a ruota questa pratica cinese perche’ mi prende proprio alle gambe, me le spezza e me le appoggia in spalla; riduce tutto quel che di saldo ho imparato e messo nel mio pallottiere italocinese mentale a una vibrazione che dal soffitto mi trapassa mezza calotta cranica, ci mette dei pesci rossi a sguazzare dentro, e ha un retrogusto amaro ma dolce. E mi fa pure venire una strana espressione negli occhi, e’ piu’ che ubriacatura, e’ un demone liquido, un mostro che unisce diverse dimensioni nell’unica che ti fa apparire strano e inferiore di fronte ai cinesi, e questo mi mette a disagio. Sfodero quindi il sorriso, bevo l’obbligatorio bicchiere di baijou, e poi passo alla coca cola, sicuramente meno stilosa ma capace almeno di farmi arrivare alla fine della serata in piedi.
Prima di mangiare, quando i piatti cominciano ad apparire in tavola e le fuiyuan indaffarate appaiono e scompaiono attraverso la porta che da’ sul corridoio portando piatti sempre piu’ carichi di cose buone e altre che non conosco, ma che sembrano invitanti, Mr. Wu alza il braccio col bicchiere e propone il primo brindisi e il primo discorso, che viene tradotto in Inglese da Elliott. Perche’ ne’ io, ne’ Akira ne’ tantomeno anche i due che parlano il cinese si perdano il senso di tali pillole di saggezza.
”E’ con estremo onore che abbiamo riunito i nostri fantastici professori per stare assieme in questo giorno. La preparazione degli studenti e’ stata portata avanti con impegno e nostra soddisfazione, e propongo quindi questo brindisi per il continuo rapporto di stima e fiducia reciproco, e per la migliore preparazione dei nostri studenti!”
Si brinda tutti all’unisono, il sorriso finto calato sulla faccia come una maschera di accondiscendenza, ma non fa male. Ormai capisco come funziona il gioco, e per non avere altri inutili problemi, mi diverto a stare alle regole. Il cibo e’ ottimo e il tavolo si divide in due parti, una che parla cinese, l’altra che alterna l’Italiano all’Inglese per fare partecipare anche Akira ed Elliott, e in uno strano modo inizio a sentirmi piu’ parte di questa famiglia strana, proprio ora che mi avvicino al termine della permanenza. Gli studenti vengono invitati a fare discorsi e a cantare, e uno di loro, che in Mongolia fa il tenore, fa vibrare le pareti della stanza con una voce potente e chiara, ma di ragazzino, e lascia tutti rapiti.
Io intanto mi diverto a torturare Akira dicendogli nell’orecchio un po’ di parolacce giapponesi, e quando dico bukkake lo vedo esplodere, quasi lanciare il bicchiere sul tavolo, e raggomitolarsi su se stesso per contenere le risate. Tutto attorno sia professori che studenti ridono e scherzano, le grida e i rumori salgono al cielo, la birra ha reso tutti ubriachi, piu’ o meno, e chi non lo e’ e’ veramente contagiato dagli altri. C’e’ atmosfera di festa, ma e’ comunque una di quelle situazioni che non mi pagano l’occhio, che in verita’ nascondono qualcosa di subdolo, c’e’ un messaggio subliminale dietro, ed e’ esattamente cosi’, perche’ a un certo punto Mr. Wu dopo essersi stancanto di ridicolizzarsi ballando seduto muovendo le mani a mo’ di egiziano cinese e grasso, propone un altro brindisi che viene ripetuto a pantomima inglese da Elliott.
”L’importanza della realizzazione del sogno di questi studenti ci tocca, ed e’ la nostra responsabilita’ primaria. Ci sono due motivi per cui il loro apprendimento non sara’ il migliore: il primo, che loro sono cattivi studenti. E il secondo, che voi siete cattivi insegnanti”
Questa ultima frase viene ripetuta un paio di volte, soppesata nell’aria, scandita dal tremare quasi impercettibile delle mani di tutti, tese ormai da un minuto buono nell’aria coi bicchieri alzati. Dopo aver guardato tutti negli occhi con quell’aria da Mao sornione per un’altra volta, finalmente Mr. Wu da’ il permesso di vuotare i bicchieri, vuotando prima il suo, un concentrato di Baijou che mi metterebbe al tappeto in pochi secondi. Lui pare non sentirne l’effetto, dietro quel suo fastidioso doppiomento che lo fa sembrare un uomo di cera.




April 9th, 2008 at 3:30 pm
Questo Mr Wu pare sempre voler concludere i suoi discorsi sminuendo l’interlocutore. E’ una personalita’ molto interessante, quasi pittoresca.
Goditi il cibo e la compagnia, in fondo il resto e’ normale shock culturale…