Propaganda anche a Cena pt. 3

Mentre tutti si abbuffano allegramente, Elliott continua a riempirmi il bicchiere di Coca Cola, dato che neanche lui beve baijou. Posso sentire che questo giovane uomo mi rispetta, che in un qualche modo mi ammira, ma non riesce probabilmente a capirne il perche’. Mentre mi versa da bere, iniza a parlare, sorridendo.
”Allora, pensi di rimanere qui con noi anche dopo questo semestre?”
Domanda diretta dal cielo e dal dipartimento, sicuramente. Io so gia’ cosa rispondere ma tentenno un attimo per trovare l’intonazione delle parole giusta, poi finalmente dico, dopo aver mandato giu’ un gustoso pezzo di carne:
”In verita’… no”
”Bhe, questo mi dispiace” scorgo una luce un po’ diversa nei suoi occhi, ma non vedo nessun mutamento nel viso, sempre sorridente, di quei sorrisi un po’ falsi “tu sei un professore molto responsabile e noi ti ammiriamo per questo, perche’ non vuoi rimanere? Non ti piace?”
”No Elliott, non e’ quello. Sono grato a te e alla scuola per avermi accolto e trattato bene, ma credo che sia meglio per me andare avanti. Ho la possibilita’ di andare a studiare in Australia, e migliorarmi”
Segue un silenzio tra noi, una bolla di sapone conversatorio nel mezzo di un’orgia di rumori che rotolano da tutti i lati, e non la fanno scoppiare. La cosa dell’Australia e’ campata per aria, ci andro’ di sicuro ma non a studiare, e comunque non prima di un altro anno, credo.
”Ah, capisco”
Si vede il suo cruccio, non tanto per perdere me, quanto per non poterci andare lui, al posto mio, cosi’ che gli dico:
”Sono sicuro che se fossi in me, faresti la stessa cosa, ti arricchiresti, guardaresti in giro per il mondo per capire…”
”Hai ragione. Penso di invidiarti molto, mi piacerebbe fare come te” e continua a mangiare.
Fallo, penso. Perche’ non lo fai? Perche’ non abbandoni quello di cui ti hanno nutrito sino ad oggi, anche a costo di scappare, di provare a fare qualcosa di meglio o di morire fallendo, cadendo a faccia in giu’ nella polvere? Non ha molte alternative, ed e’ questa una delle tristezze del popolo cinese, la loro schiavitu’ finta da facciata di progresso. Il fatto di non poter agilmente ottenere un passaporto, di dover chiedere visti per la maggiorparte dei paesi stranieri, ma soprattutto, la cocciuta ostinatezza di essere i migliori, i piu’ produttivi, i modelli dai quali gli altri devono prendere, il paese faro della nuova economia asiatica. Purtroppo tante di queste cose non sono vere e vanno a morire cosi’ come nascono, pensate da teste che ancora devono imparare, a pensare. E’ una cosa dolce e terrificante, una cosa che fa star male, fa star male per loro. Un popolo che merita sicuramente di piu’, e che invece viene bloccato da un gruppo che e’ come la testa finta di un serpente senza testa, come un pupazzo a molla senza la scatola.
Riprendo in mano le mie bacchette e mi sento fortunato, mentre cerco di accalappiare un altro pezzo di carne piccolino che e’ un po’ ostinato, e fa fatica a farsi agguantare. Ho deciso di fare certe cose, di viaggiare, di vedere e fare esperienze perche’, tutto sommato, sono un uomo libero. Queste persone pensano di esserlo, ma non lo sono. Sono quasi romantici nel loro tentare, come dei piccoli Don Quixote giallini che lottano contro una Grande Muraglia a vento. Ve la immaginate? Una Grande Muraglia a Vento… un simbolo di un potere che ha comunque poco senso. In questi precisi momenti mi rendo conto sia della mia fortuna, che della mia sfortuna di trovarmi ormai a pochi mesi dal momento in cui dovro’ lasciare la Cina per buttarmi in un altro paese. E’ un pensiero felice ma allo stesso tempo triste, perche’ so che sebbene le differenze siano abissali e i momenti brutti siano stati forse piu’ di quelli belli, so che qualcosa mi manchera’. Sara’ questa ostinazione, questi colori o questi odori o questa infinita propaganda che sbandiera da ogni parola, discorso e situazione ma che sa di finto, di morente, di una cosa che deve essere raschiata da terra, rifatta a nuovo, non lo so cosa sara’. Ma mi manchera’. Cosi’ come sara’ un sollievo cambiare, tornare ancora piu’ libero, esplorare nuovi mondi e nuove situazioni. Ma la Cina… e’ qualcosa di inafferrabile e sfuggente, come questa nocciolina ostinata che sto cercando di prendere con le bacchette, e ogni volta che sono li’ li’ per farlo, schizza via e si rimpantana nel sugo rosso che fuma nel piatto.



