Una strana notte al bar
Avevo notato che da quando ero entrato nel bar e avevo ordinato la mia birra, lei mi stava guardando. Una discretamente bella ragazza cinese, capelli pagati per essere leggermente mossi, sorriso sguaiato un po’ alterato dall’alcol, seduta in mezzo a un gruppo di tre donne e due uomini. Le donne stranamente vestite in maniera provocante, chi con minigonna, tacchi a spillo e lucide calze nere, una cosa un po’ inusuale in un posto come Qinhuangdao, o perlomeno, non troppo facile da vedere. Io me ne stavo tranquillo coi miei amici laowai a parlare e a bere la mia birra, e questa da poco lontano mi sorride, alza il bicchiere in segno di salute e beve. Io la saluto e sorrido, e faccio altrettanto. Non e’ una cosa cosi’ inusuale ne’ in un bar ne’ in giro, qui la gente e’ ancora abbastanza sorpresa nel vedere uno straniero, quindi non do’ molto peso alla cosa soprattutto perche’ la ragazza e’ visibilmente alticcia, e strilla e beve e gioca con i suoi compagni. Fatichiamo a trovare un tavolo nel piccolo bar mentre il cantante strimpella la sua chitarra producendo melense melodie pop cinesi che ormai ho fatto l’abitudine di ascoltare senza ascoltare, e quindi continuiamo a bere e chiacchierare stando in piedi, e lei continua a guardarmi, alzare il bicchiere e fare segno di gambei.
Finalmente troviamo un tavolo e ci sediamo, continuando a parlare, a volte di vita cinese, a volte di cinema, scopro con piacere che un ragazzo inglese conosce bene la cinematografia horror italiana anni 70 e questo mi rallegra immensamente, dato che erano mesi che non potevo parlare di queste cose con nessuno. E mentre sono li’ appunto a decantare le lodi di Zombi Holocaust contro Paura sulla citta’ contaminata sento il rumore della sedia libera alla mia sinistra che si sposta, e il tonfo di un dolce sedere femminile che ci si schianta sopra, e non faccio a tempo a girarmi che gia’ intravedo il braccio nell’aria, che stringe un bicchiere pieno di birra.
”Gambei!” urla la ragazza, gli occhi un po’ gonfi e il sorriso alterato dalla birra, e mi si butta addosso.
Continua a parlare in cinese biascicato, e non solo non capisco niente, ma capisco meno di quel niente che capisco di solito. Una meraviglia.
Nel giro di due secondi due caraffe cariche di birra piombano sul tavolo, ordinate da chissa’ chi ma di certo non da noi, e la ragazza si da’ da fare per riempire i bicchieri di tutti, fare un brindisi e darmi un pizzicotto sul braccio, di modo che io mi giri per darle tutta la mia attenzione. Vista da vicino e’ ancora piu’ carina: i capelli arricciati dal parrucchiere le cadono sulle spalle in boccoli neri, la pelle e’ candida, gli occhi un po’ ubriachi guardano fissi i miei e la sua voce e’ melodiosa, sebbene spertichi tranci di un idioma che mi e’ ancora troppo ostico per essere capito. Mi da’ la mano e beve. Dietro di lei, nel tavolo dei cinesi da cui e’ balzata al nostro come una tigre in cerca di preda, si sente un mormorio sommesso, un misto tra divertimento e disapprovazione. Le donne ridacchiano e si lanciano languide occhiate di sottecchi, gli uomini, bevono, come se niente fosse.Intanto lei mi tiene la mano e mi dice qualcosa che non capisco, e beve, e ci versa da bere. Non capisco, tin bu dong completo e totale mentre i miei tre amici stanno seduti attorno al tavolo, osservando la scena divertiti. Finalmente Francesco, che ha studiato e parla il cinese, viene in mio aiuto e inizia a parlare un po’ con la ragazza, che pare pero’ troppo ubriaca per biascicare qualche sillaba in lingua franca, continuando a sputacchiare tranci di dialetto del nord che, purtroppo, non sono comprensibili a noi non umani. Cinesi, volevo dire cinesi, ma in questo caso mis ento un alieno capitato in una terra lontana in un viaggio di esplorazione sino-culturale.A un certo punto la ragazza avvicina la faccia alla mia, mi strizza l’occhio e fa uno sguardo languido, poi unisce le mani e le mette sotto la guancia destra, come per farmi capire che vuole dormire e chiude gli occhi, e un attimo dopo li riapre e mi da’ una pacca sul petto, rilasciandosi cadere sulla sedia mentre con l’altro braccio alza il bicchiere con una sincronia perfetta, da diva dell’avanspettacolo, e rimane in posizione di attacco, il braccio sinistro alzato con bicchiere di birra alla bocca, il destro puntato contro di me.
”Hai rimorchiato. Questa vuole dormire con te”
”Bravo, l’ho capito”Sicuramente ammetto di essere contento, queste cose capitano di rado, soprattutto in un paese come la Cina dove la donna media non si sognerebbe mai di fare una cosa del genere, tantomeno in un bar, in mezzo alla gente che guarda. Proprio per questo mi sembra tutto cosi’ strano… ancora piu’ strano quando lei abbassa il bicchiere, mi riprende la mano e la avvinghia alla sua, si avvicina e mi manda qualche bacio da pochi centimetri dal viso, muovendo le labbra in un’ebbrezza sensuale, a colpi ritmici, quattro volte.
Mi sento osservato: mi giro a sinistra, e vedo che il tavolo da cui era partita ora e’ una specie di platea, le sedie sono tutte rivolte verso di me, e i due uomini cinesi, piccoli e magri e sulla trentina, mi sono attorno. Uno e’ seduto con lo schienale rivolto verso di me, e ci e’ appoggiato sopra coi gomiti incrociati, mi fissa dritto negli occhi. Sempre guardandomi, raccoglie una grossa palla di sputo tra i denti, la fa ciondolare a mezz’aria attaccata ai canini, la cosa si gonfia di bollicine giallastre, e sempre senza mai mollare lo sguardo, penetrandomi fin dietro le pupille, la lascia cadere a terra.Lo sputo si infrange al suolo e in quel momento tutto si fa silenzioso, sento solo l’esplosione della bolla di saliva che si infrange sul pavimento di legno e va a cercare le minuscole crepe e le particlelle di polvere e i gusci di semi di girasole che lo ricoprono. Gli occhi sempre puntati su di me, la sua faccia e’ a fuoco nell’obiettivo del mio sguardo, lo sfondo assume colori impercettibili. Mi sembra una scena da Triade, mi sento pronto a ricevere una lama al fianco destro, cosi’ mi rigiro da dove la stretta alla mia mano diventa sempre piu’ pressante, una carezza sensuale, e mi ritrovo lei, lo sguardo devastato dalla semincoscienza alcolica, gia’ la vedo nella penombra della mia stanza a soffocare sotto le coperte e sotto i miei colpi.
Freniamo la fantasia. Sono in un bar, i miei amici sono attorno a me e le due caraffe di birra appena ordinate sono gia’ trasparenti per meta’. Una ragazza cinese mi si lancia addosso e vuole fare all’amore con me. Questo non e’ reale e potrebbe essere parte di un’altra dimensione, un incubo parascientifico alla Philip K. Dick che mi ha materializzato in una Cina non post Comunista ma post Invasione del West, con gli Indiani ancora sanguinanti sui fronti della California. Una Cina americana, una cosa che non esiste. O che forse esiste, ma che io sono stato cosi’ stupido da non aver capito, mai, per quasi sette mesi, sino ad oggi.
”Questa e’ completamente ubriaca, non capisco cosa ti vuole dire”
”Lo so… dille che puo’ venire a casa con me”
Subito dopo, la ragazza alza la mano e indica il numero tre. Vuole fare sesso in tre? No, probabilmente vuole dei soldi. Probabilmente vuole trecento renmibi, che sono circa trenta euro. Diciamo che non sarebbe niente male come cifra per una notte intera con una prostituta, ma io sbotto e a questo punto le urlo in faccia chiaramente simulando una lingua che non appartiene alla sfera dei mortali, un suono alto e gutturale, come un sesto tono cinese. Quello che mi sono inventato io sul momento. Allora lei dice, questo lo capisco, che va bene lo stesso, che lo possiamo fare gratis perche’ le piaccio troppo. Bene mi dico, e gia’ la mia mente inizia le riprese del film, camera, luci, no, direttore della fotografia, perfavore quella inquadratura non va bene, la preferisco cosi’, ecco si’, un po’ piu’ a destra, ecco, adesso va bene… ciak… azione… ma rapido come un fulmine, come la mano di un dio che arriva dal pantheon asiatico, da un cielo dipinto di bianco e dalle pareti di legno tutte piene di scritte in varie lingue lasciate da avventori dei quattro angoli della provincia, arrivano le due mani dell’uomo che sputa, del mafioso del sabato sera, che la serrano sotto le ascelle e la sollevano di peso mentre lei, menando calci e urlando, cerca di aggrapparsi a me.
E’ una lotta inutile, io lascio andare. Ho ancora negli occhi e addosso la sgradevole sensazione di quello sguardo di sfida sputacchiato, di quel filo di bava che lento e’ esploso sul legno del pavimento, lasciandomi basito. Una sorta di pisciata territoriale, come un cane rognoso che segna il suo spazio davanti agli altri, e si preleva la femmina, se la issa in spalla da bravo uomo di neanderthal, e sparisce fuori dalla grotta. E chi ha il coraggio di prendersela con un neanderthaliano quando si tratta di donne issate sopra la spalla, che piangono, tirano calci e urlano, per giunta ubriache? Io no di certo. Questi hanno la clava, quella grande, e probabilmente anche i coltelli. Una ferita di carne tra le cosce di una donna non vale un’altra ferita, magari all’altezza dello stomaco. Ma ce l’avevano la birra, nell’eta’ delle caverne? In Cina, sono sicuro, la risposta e’ si’.




April 17th, 2008 at 3:38 pm
Queste cose fanno male, sono tristi, lasciano una cicatrice. Ho avuto un’esperienza simile in Brasile… ricordo ancora, non credo dimentichero’ presto; ed e’ meglio cosi’.
April 17th, 2008 at 7:15 pm
non mi stupisco affatto
rimango schifato dallo sputazzo del pappone, adesso vado a vendicarti in paolo sarpi
mi auguro cmq che la serata sia finita sotto la gonna di qualche altra prostituta però eh
April 18th, 2008 at 1:48 am
leggendo mi volevo convincere che non fosse una puttana. comunque queste cose ti devono scivolare sulla pelle, è una situazione in cui facilmente saresti incappato.
a presto
April 18th, 2008 at 11:05 pm
Comunque un’altra esperienza a suo modo antropologicamente interessante, oltretutto vissuta di prima persona. Scrivi bene, mi sembrava di vedere la scena in un film (occidentale) mentre leggevo.
April 24th, 2008 at 5:34 am
ma come fanno a pensare che tutto ciò sia successo davvero? sei un grande scrittore. punto.
April 24th, 2008 at 11:52 am
Ti ringrazio per il complimento, vuol dire che sono un grande scrittore che scrive di cose che sono successe davvero. Questo episodio e’ veramente successo solo un paio di fine settimana fa…
July 3rd, 2008 at 9:44 pm
Le puttane cinesi sono troie 2 volte perchè lo fanno perchè davvero gli piace non solo per i soldi.Le più famose erano nel 2004 a Roma A-Ming detta Simona in via del mandrione che poi è andata via perchè s’è presa la mononucleosi e l’ha attaccata a tutti.A Milano e a Caorle c’era nel 2005 Liu Ya Mei detta Lili una ninfomane 40 enne super scopatrice che ti cavalcava anche 1 ora di fila.A Caorle si prostituiva in spiaggia.
Ricordatevi però che lo fanno per i soldi e per il cazzo.Non c’è spazio per i romanticoni!