Una nuova Grande Muraglia Pt.1
Credo sia quasi impossibile da occidentale immaginare quello che sta succedendo in Cina in questo momento, pochi mesi prima dell’inizio dei Giochi Olimpici 2008. E’ sempre difficile immaginare come certe immagini arrivino dentro ai nostri televisori e ci facciano emozionare, e in questo caso, lo e’ ancora di piu’. Da straniero in Cina, vivendo in una piccola realta’ come Qinhuangdao, che comunque sara’ una delle sei citta’ olimpiche e ospitera’ le gare di calcio, tra cui anche le partite dell’Italia, le sensazioni sono miste e difficili da mettere su carta. Il grande stadio olimpico giace vuoto in riva al mare, ancora semi inutilizzato, se non per un grande ristorante di pesce dalle luci ancora tristi, spoglio di clienti e di rumori, e si perde spesso alla vista sotto le dense nebbie che, un po’ per via delle correnti del mare, un po’ per via del cronico inquinamento da carbone che ricopre buona parte dei cieli della Cina orientale, lo inghiottono a meta’ e lo fanno sembrare un baluardo di qualcosa che, invece che arrivare, se ne e’ gia’ andato.
In sette mesi di insegnamento a Qinhuangdao, ho visto tante volte questo simbolo di unione e passione sportiva abbandonato come un rudere dimenticato, mentre attorno il paesaggio continuava a cambiare, un po’ nel gelido inverno del nord cinese, un po’ per i continui lavori che sconquassavano l’asfalto giorno dopo giorno. Il mare, sempre muto e cieco, continuava intanto a cercare di arrampicarsi sulla costa di sabbia fitta e grumosa come a voler partecipare ai preparativi, senza mai riuscirci. I giovani sembrano emozionati, ma come sempre, sono moderati e badano bene ad esprimere apertamente i propri pensieri, soprattutto dopo i fatti oscurati del Tibet; il loro nazionalismo e’ pero’ imperante, radicato profondamente nella loro cultura e nelle loro teste.
La Cina e’ un’entita’ suprema che, come posso vedere in televisione senza capire cosa venga detto, dovra’ trionfare. Esattamente come i dragoni di cartapesta che vengono sventolati da abili sbandieratori e danzatrici durante le prove delle cerimonie di apertura. La fiaccola olimpica si appresta a fare il giro del paese, una odissea chilometrica che tocchera’ un centinaio di citta’ cinesi, e arrivera’ ovviamente anche qui a Qinhuangdao, una citta’ ancora pococ importante se non per il suo mare estivo, ma che gia’ e’ piazzata come una delle prossime punte di diamante turistico della nuova Cina che mai come in questo nuovo secolo avanza, si trasforma e da un drago in carne e ossa vuole diventare un mostro cibernetico che sputa fuoco radioattivo.
A trecento chilometri di distanza, Beijing si affanna a presentarsi all’evento in forma smagliante: costruzioni, cantieri, opere e lavori ne segnano i confini e le arterie principali come operazioni chirurgiche in corso, purulente di operai accorsi da ogni angolo della Cina per lavorare sottopagati e preparare la vecchia regina all’incoronazione suprema. Intanto il mondo non sa, e non capisce la furia di questa corsa all’oro. Si perche’ la Cina e’ un’entita’ che cambia ogni giorno, e il giorno dopo non e’ mai identico a quello prima. Come cambiano le centinaia di venditori ambulanti che ancora stendono coperte cariche di merci ai bordi delle strade e urlano a squarciagola sotto qualsiasi condizione climatica, come cambiano i costumi e le pettinature alla moda della gente, come i palazzi e le strutture appaiono senza che tu te ne renda conto.
Il rumore dei lavori e dei cantieri e’ un brusio di fondo alla vita formicolante di questo alveare del mondo, api operose che potrebbero diventare pericolose se stuzzicate inopportunatamente. E’ forse per questo che il mondo tentenna, non comprende, temporeggia mentre le proprie multinazionali sfruttano le risorse cinesi e la rendono la fabbrica del mondo, sempre pronti a comprare a basso costo e a puntare il dito quando le cose sembrano sconvenienti. E’ una bilancia dai pesi impari, che le Olimpiadi dovrebbero, a rigore orientale, riequilibrare in netto vantaggio cinese. Ma potra’ veramente essere cosi’, potra’ un evento puramente mediatico dare lustro a un paese che e’ vasto e diverso come un intero continente, e forse di piu’?



