Il mio modesto contributo alle Olimpiadi di Pechino 2008 Pt.1

Come sempre accadono le cose qui a Qinhuangdao, anche questo e’ successo per puro caso. Stavo correggendo alcuni compiti nella sala computer quando Francesca e Francesco mi piombano in stanza, con un sorrisetto da truffa sulle labbra.
“Ha telefonato Miss Wang”
Quando sento questo nome di solito si tratta o di cene pantagrueliche, o piu’ solitamente di problemi, vacanze saltate o affibiate con lezione da recuperare durante le domeniche, cambi di orari drastici, classi che vengono rimescolate senza un senso di preparazione logica, simpatiche cose del genere.
“Ditemi”
“Allora non abbiamo capito troppo bene, ma a quanto pare ci vogliono per fare uno spot alla televisione di Qinhuangdao”
”Uno spot di che??”
”Mha, qualcosa per le Olimpiadi, crediamo”
”Hanno detto che ci pagano”
”Scherzi, perche’?”
”Non lo so, cosa vuoi fare? Vieni?”
Mi faccio perdere la possibilita’ di apparire in televisione in Cina, anche solo su una piccola rete locale?
”Si, andiamo, sara’ divertente… anzi, mi pare una figata… ma se ci pagano, sono sicuro che dovremo fare qualcosa di ridicolo, tipo cantare una canzone coi cinesi, magari una parte in Italiano o in inglese…”
Cosa imperdibile, decido che non posso farmi sfuggire questa occasione.
Le Olimpiadi, l’evento piu’ attesso da milioni di cinesi e altri milioni in tutto il mondo, l’evento che a me personalmente non fa fare una piega e mi fa solo venire in mente la lista di santi che si svegliavano come me alle 5 del mattino richiamati dalle mie particolari preghiere quando dovevo alzarmi alle quattro del mattino per radunare i volontari, preparare la venue, preparare le ricetrasmittenti, tutto questo nei gelidi meno venti della Sestriere di Torino 2006. Non sono antisportivo, sono solo antisputtanamento della razza umana e a favore di una coerenza di fondo, ma lasciamo questi discorsi per un altro momento.
L’appuntamento e’ alle quattro e trenta del pomeriggio davanti al cancello sud dell’universita’. Avevo lasciato la classe una decina di minuti prima del regolare suono dell’altoparlante sghangherato issato sopra la lavagna, dicendo ai miei studenti che dovevo andare in televisione. Loro erano increduli e abbastanza colpiti. In televisione? Il sogno di una vita… perche’ questo sghangherato occidentale con le basette e gli occhiali che quando parla cinese ci fa sbellicare dalle risate andra’ in televisione? Ci andra’ vestito cosi’ come e’ ora, con quella felpa che porta a ripetizione da quasi un anno? Con quelle basette lunghe e setolose? Ma come, se il cinese medio non ha nemmeno i peli, solo le ragazze hanno i baffetti??
Li lascio nel dubbio, affrettandomi giu’ per le scale e pronto all’appuntamento, quando un furgoncino dai vetri oscurati arriva e ci fa salire. A parte noi tre italiani, ci sono tre dei colleghi americani del piano di sotto, anche loro solo vagamente informati su quello che stiamo andando a fare. Nessuno crede alla storia dei soldi comunque, sembra tutto un po’ troppo campato per aria e all’ultimo minuto per essere una vera parte scritturata, qualcosa di professionale.
Guidiamo rapidi nel traffico delle cinque, evitando motorini elettrici e autobus e facendo manovre azzardate che spesso ci portano dalla prima alla terza corsia, dribblando isole pedonali e cinesi vari che camminano in mezzo alla strada come zombi ignari dell’arrivo delle truppe speciali. L’autista non ha nemmeno il tempo di suonare il clacson, tanto e’ impegnato a sfrecciare veloce sulle strade mal asfaltate per evitare le arterie principali, e ogni volta che accelera e prende una buca io alzo il sedere per evitare colpi di frusta assassini che sconterei nei prossimi dieci anni. Finalmente arriviamo davanti a un cancello dove due guardie fanno la posta, sono vestiti con la tenuta nera e hanno piccole pistole agganciate al fianco, e con un segno disinteressato ci lasciano passare cosi’ che ci ritroviamo in un complesso residenziale che ospita gli studenti di una scuola di calcio, al momento attrezzata per le riprese e per l’accomodation olimpica. Il mare ruggisce qualche metro piu’ in la’, nella sua maestosita’ piatta da mare orientale, e veniamo informati da Mr. Yu che ha organizzato l’ingaggio che in quella striscia di costa una quindicina d’anni fa si erano disputati i Giochi Asiatici. Il cielo e’ un’azzuro grigio che schiaccia il cortile circostante mentre ci fanno segno di andare verso una costruzione laterale, un po’ scostata dal resto degli edifici dai quali giovani ragazzi e ragazze escono in tenuta sportiva, sorridendo e facendo segni di saluto con le mani. Qualcuno stende la biancheria e non si cura di noi, continuando a parlare tra loro, tenedno gli sguardi bassi e le mani impegnate a piegare coperte e pantaloni di tute sportive. Entriamo nella reception di un albergo dove un po’ di persone si danno da fare, chi a complialre scartoffie, chi a trasportare luci e faretti, mentre tre hostess stanno dietro il banco della reception a lustrare i campanelli e a riempire i cassetti. Do’ un’occhiata al tariffario e noto che la stanza piu’ economica si aggira sui novecento yuan, una bella cifra, considerando che fino ad ora l’albergo sembra ospitale, ma non e’ niente di speciale. Qualcosa campeggia in alto urlando tremila yuan, e non voglio nemmeno sapere di cosa si tratti.




May 21st, 2008 at 10:09 pm
Non vedo l’ora di sapere com’è andata avanti!!!
May 23rd, 2008 at 1:51 am
voglio vedere lo spot!!!!!!
May 23rd, 2008 at 5:54 pm
son passato a farti un saluto… e guarda che mi tocca leggere. sei un divo ormai!