I Grandi Uomini del Karaoke pt.1
La cena stava volgendo al termine, la stanza ripiena di fumo di sigaretta e le teste di baijou. Un po’ di sangue usciva da un piccolo taglio che mi ero fatto all’indice destro cercando di sgusciare uno degli ottimi granchi di fiume che ancora giacevano morti in uno dei grossi piatti appoggiati sul vetro rotante al centro della tavola. Ero stato invitato da un amico cinese, professore di Italiano nella mia Universita’. Uno dei pochi cinesi, forse l’unico che ho sentito in vita mia, con un comando quasi perfetto della mia lingua madre, una persona che nella sua vita ha lavorato in tante ambasciate cinesi in giro per il mondo, e ha stazionato a Roma per quasi due anni. Un incontro casuale e fortuito, che mi ha aiutato a capire meglio alcune cose della vita cinese raccontata da qualcuno che parli una delle mie lingue. I suoi vecchi amici di scuola, ora dirigenti di grosse aziende cittadine, chi anche capo delle forniture di appalti, sono tutti seduti attorno a me, lo strano waiguoren che non parla una parola della loro lingua e che forse per questo risulta un simpatico soprammobile. Si e’ mangiato alla grande, si e’ bevuto fin troppo, ma ancora riesco a camminare sulle mie gambe. Dato che il mio amico ha deciso di offrirmi una serata speciale, una volta usciti dal ristorante il gruppo di uomini cinesi decide di andare a divertirsi a modo loro, in una delle sale karaoke piu’ prestigiose della citta’.
”Non ti preoccupare, ci divertiamo. Noi ci andiamo spesso, e’ bello, puoi bere e cantare e divertirti. Vedrai, forza, Sali in macchina…”
”Va bene…”
Ma noi ci dirigiamo al secondo piano, e mi basta fare meta’ della scalinata per notare un ambiente uguale al piano inferiore, con l’unica differenza che qui, sul pianerottolo, aspettano una mezza dozzina di belle ragazze, tutte imbellettate, strette nei loro vestitini succinti, tante forme perfette tutte su un piano, e la cosa si fa strana. Non e’ affatto una casa di appuntamenti, perlomeno, non sembra. L’aria e’ distillata, regolare, troppo pulita. Ci fanno entrare in una enorme stanza che ha lunghi divani imbottiti su tutti i lati, e grossi tavolini laccati sopra i quali sono disposti con assoluta perfezione grossi cesti pieni di frutta, pesanti posaceneri e alcuni microfoni dai manici avvolti nella carta trasparente. Ci fanno sedere e qualcuno dei cinesi, tirando fuori una sigaretta, viene subito avvicinato da uno dei camerieri che, tirato fuori un accendino, si china per dargli fuoco, e si ritrae non appena la prima nuvola di fumo esce lenta e distaccata, opposta al movimento del corpo che si allunga sullo schienale.
Le coppe piene di semi di girasole sono disposte perfette in una simmetria invidiabile e mandano lunghi riflessi sulle superfici trasparenti dei tavoli, mentre lo sfarfallio del grande televisore appena accesso riempie la stanza di un riflesso innaturale per qualche secondo. Mi trovo seduto in questo salone che sa di mille e una notte, sprofondato tra grossi cuscini imbottiti, e questa e’ una faccia della Cina a me un po’ inedita, abituato come sono a scegliere sempre le situazioni piu’ economiche e popolari. Ma subito mi sento a mio agio in una nuova contraddizione di questo strano paese.
I cinesi prendono posizione, e uno dei camerieri programma la macchina del karaoke, mentre il mio amico mi dice di rilassarmi e di togliermi la giacca.




June 11th, 2008 at 8:55 pm
Lo so che tagli i post sul più bello perché così poi uno torna a finirli di leggere….
Stammi bene.
Ps: analisi del sangue confermano mio alcolismo