I Grandi Uomini del Karaoke pt.3

E’ per questo che i ragazzi, che gia’ dovrebbero pensare da uomini, si perdano in questo maelstrom di squallore da venerdi’ sera, dove il toccare le cosce fasciate di nylon di una studentessa in cerca di soldi per comprarsi qualche vestitino o scarpe alla moda diventa una catarsi da una situazione familiare che spesso e’ difficile, inaccettabile. Il divorzio fa perdere la faccia, e in una societa’ dove la facciata e’ tutto, la cosa non e’ altamente conveniente. Soprattutto le donne, se divorziate, diventano relitti in fondo a un mare di indifferenza generale. Non solo non hanno piu’ la faccia, ma nessun osso del cranio le rimane a posto, come se un colpo di shotgun sparato a dieci centimetri dalla testa se la portasse via in una esplosione di cocci di scheletro grondanti cervella e sangue.
Cercare consolazione tra le braccia di queste ragazzine e’ un ritorno a un’eta’ che e’ stata portata via, che non e’ stata vissuta, la famiglia e gli affetti, le cose importanti, rimangono chiuse fuori dalla porta davanti alla quale un cameriere e’ sempre pronto ad accorrere a uno dei tavoli per accendere una sigaretta o per riempire un bicchiere. Questo, e il bere. Bere significa essere uomini, significa virilita’. La birra e’ un aperitivo al baijou , la grappa cinese che stende anche i cavalli. Occhi ubriachi e stretti in fessure ancora piu’ a mandorla del normale, pelle sudata, pance gonfie e passi di danza malformi su un tappeto da mille e una notte, con ragazzine che danzano come se questa fosse l’ultima grande serata delle loro vite. Mi chiedo che cosa possano pensare queste bellezze disinibite, che magari domani mattina si afflosceranno stanche su un banco di universita’ cercando di non chiudere gli occhi e addormentarsi durante le lezioni, mentre abbracciano questi uomini che puzzano di sigaretta e alcool e le stringono lascivamente, senza toccare troppo, ma con le mani fisse sui punti giusti. E’ una tortura medievale, scatenarsi con delle giovani donne che sembrano cosi’ disponibili da rasentare l’anticamera di un’orgia degna del miglior film porno, senza alla fine concludere niente, andare a casa con un’erezione dolorosa e una testa piena di pensieri strani. Mi fanno tenerezza: non hanno una vera liberta’ di scelta, e questa e’ una scappatoia dolorosa, che a mio parere li fa ancora piu’ vittime delle proprie situazioni tragicomiche.
”Capisco… ma non ti sembra stupido farselo venire duro per ore e non combinare niente? Non e’ meglio andare in un bordello?”
Qualche secondo di silenzio.
”Non so… per me e’ meglio. Queste non sono puttane, vedi. Se proprio vuoi, quando vai a casa, ci pensi da solo” e mima un movimento masturbatorio con la mano, su e giu’, un paio di volte.
Perche’? Perche’ questi uomini hanno donne che giocano a fare di tutto per essere le dame di corte di una nuova borghesia, spendono milioni di yuan per mandare le proprie figlie a studiare all’estero, hanno delle famiglie, perche’ questo e’ necessario? Non si rendono conto che quelle a cui si aggrappano, le giovani curve sinuose che accarezzano potrebbero essere quelle della propria bambina? Penso a questo mentre la ragazza che mi sta di fianco mi accarezza la coscia e mi riempie il bicchiere, guardandomi coi suoi occhi scuri, inclinandosi per mostrare meglio una parte di seno che candida esce dalla scollatura del suo vestito. Le sue gambe incrociate sono coperte da calze nere velate che si trasformano in una botta di bianco, pelle lucida di stivali al ginocchio. Prostituzione camuffata anni ottanta, c’e’ un gusto di retro’ anche in questo. Poi qualcuno le passa il microfono e lei canta, canta guardandomi negli occhi, a pochi centimetri dalla mia bocca. C’e’ del magico in tutto questo, e riesco a capire dove questi uomini vogliano scappare, dove vogliano nascondersi e dimenticarsi per qualche ora da dove vengono. Docili fate che non dicono mai di no, sono pronte a farli bere, a farsi notare cantando con vocine melliflue, e ballano con il fuoco addosso, colpendo il pavimento coi loro tacchi alti e muovendo sensualmente i loro sederini, sapendo che a tutto questo c’e’ un limite. I camerieri restano in disparte abbottonati nei loro camicini stirati a puntino, osservatori distanti di una Gomorra in versione Playmobil. Una cosa da bambini che scoprono per la prima volta il piacere di trastullarsi col proprio pisellino.
La mia compagna tira fuori il telefonino e mi chiede scusa, ma io sono noioso perche’ non parlo la sua lingua, e lei deve rispondere a un messaggio. Il salvaschermo del suo aggeggio all’ultimo grido la ritrae in una posa da vamp, un primo piano del viso, foto fatta dall’altro, gli occhi da prostituta che colano righe di mascara nero, l’ideale icona della nuova generazione da MySpace. Tutto questo mi fa tenerezza. Si bimba, un giorno sarai forse una star, ma adesso hai scelto di essere la porta senza serratura dove questi uomini non possono infilare nessuna chiave. Me compreso, e mi sento rapito e stupido, ma almeno io, a ben vedere, sono il piu’ innocente qui dentro, ma anche il piu’ colpevole perche’ mi permetto di osservare e criticare, mentre la musica diventa una versione digitalizzata di “O Sole Mio” e il mio amico mi costringe a cantare con lui. Mi vergogno perche’ sono forse l’unico italiano che non conosce nessuna canzone della sua terra, nemmeno le piu’ popolari, e faccio solo dei cori gorgheggiati, mentre tutti rapiti ci osservano e alla fine ci ricoprono di applausi. In ogni modo, qualsiasi cosa succeda, lo spettacolo deve continuare. I problemi li abbiamo tutti lasciati fuori dalla porta, chi sotto una pesante coperta a dormire o a contare i minuti durante i quali l’altra meta’ del letto rimane fredda e vuota, chi chiusi in archivi lucchettati, chi nascosti dietro il respiro leggero del sonno di un bambino.




July 13th, 2008 at 11:58 am
Ciao Monkey,
finalmente sono riuscita a leggere qualche articolo del tuo website! Mammamia, avevo la pelle d’oca mentre leggevo tutti e tre gli articoli sul karaoke cinese. Mi e’ scappato da ridere quando dici che forse sei l’unico italiano a non conoscere canzoni della sua terra, beh, anche io faccio fatica a cantare anche la piu’ popolare delle nostre canzoni!!!
Un abbraccio,
Carlotta