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E che cosa ci possiamo fare? Poco e niente, e non e’ nemmeno che manchi l’ispirazione… manca solo il tempo e la voglia coniugate in bisogno, in queste giornate malesi di fine 2008, o quasi.
Ho passato diciassette giorni attraversando il Borneo malese da Kuching a Kota Kinabalu, immergendomi nei sottoboschi del fiume Rejang, toccando le realta’ provinciali di Kapit e Belaga, respirando aria di fiume seduto sul tetto di varie speedboat. Ho bevuto il moonshine fatto dai vecchietti Iban e mi sono addormentato storto sul sedile vicino a un vecchio rugoso e senza denti, coi lobi delle orecchie penduli sin quasi alle spalle, dove una volta ci stavano due grossi, poderosi orecchini divaricatori di legno.
Sono stato attaccato dale scimmie e ho avuto un incontro a tu per tu con una Proboscis Monkey nel Bako National Park, sono andato alle falde del monte Kinabalu per sfancularli tutti e non scalarlo rifiutandomi di soggiogare al turistico giogo dei prezzi.
Ho incontrato Claudio a Kuala Lumpur e mi sono sentito per una ennesima volta in un mondo piu’ piccolo di quell che sembra.
Ora sono ritornato a Penang, per necessita’, rivoglimento zen e soprattutto per amore. Gia’… amore. Una cosa che da quasi un anno sembrava dver essere completamente stata cancellata dalla mia vita, ed e’ una cosa che ritornra forte e sconvolge i piani come sempre, una ennesima volta. Ma e’ cosi’ nobile e bella e va bene per riprendere forze e spirito che non c’e’ altro che io possa fare se non lasciare passare le giornate un po’ in ozio, finalmente, senza fare molto, crogiolandomi tra le specialia’ culinarie cinesi e indiane, dormendo un po’ troppo appiccicati, e ribadendo che, come le ragazze cinesi, altre non ce ne sono.  Non mi va di parlare troppo di questi affari miei, ma anche questa e’ una chiave del fatto che, volente o nolente, sono entrato in periodo standby natalizio e sebbene voi moriate di freddo e io sia a 35 gradi all’ombra e devo dormire con l’aria condizionata accesa, la cosa non cambia niente oltre alla latitudine. Docce fredde fatten el mandi di casa, odori buoni, lenzuola pulite, toast fritti nell’uovo con noodles freddi la mattina, bicchieri di ovaltine e baci a punta di lingua. Mi pare di essere entrato in un film I cui speravo tanto di essere il protagonista, ma mai mi veniva offerto un ruolo. Penang rimane il solito entusiasmante poutpurri di razze e culture, ieri sera ho visto bambini indiani menare I bastoni per Krishna mentre I dragoni cinesi danzavano alle loro spalle, e io e Kit ridevamo, estasiati.I colori notturni delle citta’ malesi sono meravigliosamente studiati per stupire, rossi e blu che si inerpicano sulle rifrangenze delle luci che puntano sui monumenti, poche le machine, tanti I profumi. La mia pancia si riempie di Roti Nan e Tandoori Chicken a nastro, sapori che prendono il posto dei panettoni, in una epoca che non appartiene ne’ al Natale, ne’ a niente altro di storicamente definibile. Quattro carri illuminati a giorno e una processione di Hare Krshna che passa per Lebuh Chulia, noi che ci affianchiamo e affanniamo, l’Australia e l’Indonesia che si fanno sempre piu’ lontane e navigano piu’ in la’ nei mari del Sud, pensieri vorticosi su se’ stessi, yin e yang da otto del mattno e mezzanotte, un piccolo succhiotto spelacchiato sul collo, per forza di cose entrare nelle routine di una donna per mancanza di spazi fisici.Tutto questo e’ la mia meta’ dicembre  malese, suoni di cestello di lavatrice e rasoio depilatorio alle mie spalle in questo momento, consuetudini che dopo sei mesi di strada diventano aliene, ma dolci, e santificano un Natale sull’Isola che Non C’e’ di cui io sono l’anfetaminico Peter Pan senza anfetamine, e al momento non riesco a fare altro che pensare a un oblio lento e disperato, e tutto il mondo si ferma per un attimo e smette di danzare, e sono io che danzo con la mia eterna goffaggine e  cado, perche’ non so piu’ cosa fare ancora una volta, ma e’ una dolce, voluttuosa volt ache blocca tutto il resto in una Polaroid a cui presto daro’ fuoco e cerchero’ di inghiottire senza bruciarmi troppo. Amen, per il nuovo redentore: fino a pochi anni fa mi consolavo pensando che tanto ad aprile lo avremmo messo in croce di nuovo. Ora, non me ne frega piu’ niente.

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December 14th, 2008 at 7:18 pm
E per fare il fico intellettuale, ti dico: goditi questi momenti di epifania, nel senso di Joyce.
Un abbraccio!
December 15th, 2008 at 9:33 pm
dude, un pò scimmia anche io mi scimmia la tua storia di scimmie e scimmietta cinese. passerò il capodanno ad amsterdaam, e brinderò anche alla tua. o forse me ne fumerò una alla tua.
va boh
keep rocking the monkey
Francesco
December 16th, 2008 at 7:51 pm
E questa, goditela, che non si puo’ restare sempre incazzati col mondo.
Seguendo il tuo consiglio (in parte), a gennaio siamo in Yunnan e poi in Laos.
Stammi bene!
December 17th, 2008 at 8:07 pm
E fai bene Alessandro, vedrai che ti piaceranno entrambi. Io saro’ a Sumatra credo e spero, ma ancora vedremo…. buon Natale a tutti e viva chi si ingozzera’ di noodles, me compreso. Ma aggiungo i brutali roti nan e capati…
December 19th, 2008 at 9:59 pm
take a read you comment
and
speranza di vederlo ancora dentro qualche giorno