A Bukit Lawang tra gli uomini della foresta
La barca che prendiamo dalla Malesia, da Penang, arriva a Belawan. Kit era già stata a Medan e mi aveva pregato di evitare di passare di nuovo in quell’inferno di motorini, costruzioni grigie e puzza di scappamento, e io sono abbastanza lungimirante e fortunato da incontrare una ragazza americana che vive a Bukit Lawang, dove siamo diretti, e organizzo una bella share car con lei. In questo modo evitiamo di prendere il bus pubblico per Medan, e siamo diretti a Bukit Lawang. Una considerazione su Sumatra e le sue strade: se vi dicono che un posto è a 50, 60 km di distanza, voi pensate a 300 dei nostri kilometri. Il viaggio infatti, uno sputo di nemmeno 60 km, lo facciamo in circa quattro ore.
Quattro ore durante le quali siamo costretti anche a passare e sostare berevemente a Medan. Kit non ha totalmente ragione perchè a me la città ha ricordasto, in alcuni angoli, una sorta di Louisiana periferica molto più decadente, con casette di legno allineate su grosse strade cariche e congestionate di motorini e bemo (in balinese, il minibus pubblico che altro non è se un turbofiorino con panche laterali all’interno e impianti stereo da far impallidire il Number One di Brescia)… una sorta di retrogusto classico di Stati Uniti del sud mischiati alle atmosfere da caos del sudestasiatico.
Cos’è questa Bukit Lawang, vi chiederete? E’ un posto da vedere. Una cittadina fatta di casette di legno e ostelli perennemente vuoti arroccata su una collinetta spaccata in due da un maestoso fiume tropicale sul quale due o tre ponti dalle architetture strane e di fortuna si mischiano come propaggini di metallo scarnato, fatte assieme col fil di ferro, il legno e tanta fortuna e fantasia. E’ un paesino che sta sulla punta meridionale del Gunung Leuser national park, uno dei tre o quattro posti al mondo dove è possibile incontrare gli Uomini della Foresta. Ma così da vicino che vi farà stare male e vi sorprenderà a tal punto che descrivere l’esperienza col termine “magia” avrà comunque un senso limitato. Uomini della foresta, si intende Orang Utan. Scimmie possenti, grandi come uomini, dagli occhi espressivi come quelli di un essere umano. Creature capaci di muoversi in maniere suadenti, ataviche, con braccia al posto delle gambe, e così simili a noi umani da farti capire al volo che hai poco da fare il gallo, perchè alla fine sei solo una scimmia senza quei bei peli arancioni e idrorepellenti.
Bukit Lawang, una destinazione da sogno se non fosse che, nel 2003, una terribile inondazione ne abbia distrutto la vita e il turismo in una quindicina di terribili, bagnati, omicidi minuti. Da allora, complice anche la problematica provincia confinante di Aceh, sede di riottosi unabomber musulmani e destinazioni per le immersioni da sogno, pare che su Nord Sumatra si sia appoggiata la mano scarna della morte, con le sue lunghe dita ossute a distruggere ogni forma di turismo e di conseguenza aiuto per la popolazione che ancora oggi aspetta e si arrovella, e presenta a prezzi economicissimi alloggi e situazioni che sicuramente un tempo han visto giorni migliori, ma perlomeno, tenta sempre di fare un sorriso. Ci offrono un trekking nella jungla così insistentemente che anche se mi incazzo e accetto a malincuore, devo accettare perchè questa gente ne ha veramente un disperato bisogno. Altrimenti c’è sempre la vita nelle piantagioni di albero da gomma, ma credo che chiunque di voi preferirebbe fare la guida turistica per la florida jungla circostante, invece di rompersi la schiena in quei campi pieni di alberi che piangono colla sierosa.
Parlando di questo, segnalo un ragazzo molto simpatico col quale abbiamo passato due giorni veramente fortunati in una jungla che ci ha offerto tanti tipii di scimmie da farci venire quasi il voltastomaco, il suo nome è Ambri e lo potete contattare solo per telefono a questo numero di cellulare indonesiano 006281376945322… magari se gli dite il mio nome si ricorda e vi fa lo sconto, ma non siate strozzini, quando vedrete la situazione circostante, le strade a pezzi, la gente che cammina convulsa a piedi nudi, insomma, vi renderete conto in fretta che Bali è molto lontana, così lontana che quando la nominate la gente di qui si fa il segno della croce e quasi invoca pietà agli dei del turismo per mandargli se non lo stesso afflusso, anche solo meno della metà . Si accontenterebbero. Ed è anche questo che rende Bukit lawang un posto incastonato tra il reame dei sogni e quello terrestre, perchè anche se alle otto di sera tutto chiude e le uniche attività sono ascoltare il fiume che scorre o sedersi nella veranda di Indah guesthouse a suonare bonghi e chitarre coi rasta locali, èprobabilmente proprio questo che ce la fa ricordare come un piccolo angolo di paradiso dimenticato dal tempo e obliterato dai turisti. Quando sono lì, oltre a me, conto circa sei o sette occidentali. Molto pochi, anche se forse troppi… almeno questo sembrava quando leggevo e mi parlavano di Sumatra, che fosse un inferno di niente e di problemi. Non è così, perlomeno, non totalmente e non qui a Bukit Lawang.
Qui imparo che il cibo indonesiano è quasi perfetto: miscugli di sapori, riso bianco di base, curry differenti da quelli malesi, assolutamente nessuna componenete indiana, molta scelta di carni che galleggiano in sughetti multicolori, a volte rossi e puntinati di giallo, semoventi come budini molli. Ma non mangiate nelle guesthouse… attraversate il ponte dagli scalini sconnessi come quelli di Angkor Wat, che ogni volta che tenti di farne uno ti esce quasi il perone dall’anca. Andate a sedere nei negozietti che sembrano case perchè le donnine sono sedute a guardare la televisione, e le tovaglie a quadretti rossi e bianchi tradiscono solo bonariamente un’atmosfera da baracca rimodellata a tema ristorante. E’ delizioso, e costa poco, ma occhio alla birra perchè anche qui ci sono i musulmani, che sebbene non siano integralisti come in Malesia, fanno risentire il loror credo sui prezzi altini delle bottiglie di birra, che ti costano più di un pasto completo. Se volete assaporare la quiete, e guardare negli occhi le creature della jungla, questa piccola decadente comunità addossata sulla collina e sul bordo della grande foresta del Gunung Leuser è la tana giusta dove dimenticarsi per un pò di come gli esseri umani vogliono vivere in questo inizio di nuovo millennio. Sarà forse merito delle scimmie, che osservano dall’alto degi rami e vi penetreranno coi loro occhi umidi e pieni di senso, un senso innaturale che forse era quello che albeggiava negli occhi dell’uomo, prima che imparasse ad uccidere e si inventasse una brutta cosa chiamata denaro…







January 23rd, 2009 at 4:40 pm
Hey Monkey is that your relative
January 25th, 2009 at 9:18 pm
Hi Marco , U reached there medan
still waiting for ur story
February 8th, 2009 at 8:17 pm
“Creature capaci di muoversi in maniere suadenti, ataviche, con braccia al posto delle gambe, e così simili a noi umani da farti capire al volo che hai poco da fare il gallo, perchè alla fine sei solo una scimmia senza quei bei peli arancioni e idrorepellenti.”
“Sarà forse merito delle scimmie, che osservano dall’alto de[g]i rami e vi penetreranno coi loro occhi umidi e pieni di senso, un senso innaturale che forse era quello che albeggiava negli occhi dell’uomo, prima che imparasse ad uccidere e si inventasse una brutta cosa chiamata denaro…”
Stupendo!
Orang Gila Ferrarese!
March 2nd, 2009 at 10:12 pm
La foto è da oscar!
Hai un divano a Xi’an ricorda, quando vuoi!
June 12th, 2009 at 8:59 am
Anche noi siamo stati a Bukit Lawang ed è stato veramente meraviglioso stare lì. Abbiamo conosciuto Gente e sua moglie Lin due persone veramente splendide, ci viene quasi da piangere quando ricordiamo quei momenti in quel luogo splendido pieno di “Leggera Esistenza”. Che bei ricordi, io e Paolo contiamo di ritornarci presto, anche perchè, Lin, tra non molto, partorirà un bambino…….e forse lo chiamerà Massimo….speriamooo!!.