Una lettera aperta agli Italiani

Urge smetterla con l’Inglese per una volta, perchè questa cosa è degna della pura attenzione italica e solo italica. Qualche giorno fa mentre stavo controllando la posta nella solita biblioteca pubblica di Darwin dove il wifi funziona per 10 minuti e poi ti lascia a piedi per ore, quando la finestrella di messenger mi poppa fuori dall’angolo destro del desktop. E’ un ex compagno di liceo, Alessandro Dallera, una persona che è, ed è stato, un buon amico. Ci siamo persi di vista e ritrovati qualche mese prima che io lasciassi l’Italia, e da allora ci siamo sempre bene o male mantenuti in contatto ogni paio di mesi, casualmente, perchè a lui interessava sapere qualcosa dei miei spostamenti.
Questa ultima volta mi dice, dopo i convenevoli: “Ti stimo moltissimo”. Gli chiedo il perchè, non mi è naturale essere oggetto di cotale stima, da parte di nessuno, anzi, se stessi ad ascoltare i commenti di molti altri “amici” dovrei essere lapidato moralmente sul posto per il semplice fatto di avere abbandonato il paese natale e di non essermi creato un guscio contenitivo.
La risposta di Alessandro mi colpisce e mi fa pensare: “Perchè tu stai facendo una cosa che nessun essere umano occidentale farebbe di questi tempi, tu stai andando verso l’ignoto, e nonostante tutto, riesci a cavartela sempre”. Una piccola pausa, brusii statici di tastiere di computer portatili e sfarfallii di schermi nelle luci al neon della biblioteca, l’impiegata grassa che si sistema gli occhiali e sbuffa mentre l’ennesimo straniero le smozzica la stessa domanda in qualche variazione particolare di un inglese deformato dall’accento francese. Il cursore del mio msn lampeggia, io non so cosa rispondere. Alla fine mi si stringe un pò il cuore e mi passano davanti agli occhi centinaia di immagini di quasi due anni passati più o meno in strada, tutti condensati nella pregnante immensità di un paio di secondi, poi riesco solo a digitare un “Grazie” e la connessione muore, e Alessandro e Voghera e gli spinelli fumati nel bagno della scuola e i secchi d’acqua tirati in testa alle ragazzine dal secondo piano e quella volta che ci accusarono di aver defecato nel secchio del Mocho Vileda, tutte queste cose vorticano e spariscono come risucchiate dallo scarico di un lavandino mentale che mi riporta al corrente istante, in una Australia invasa da tedeschi e francesi, che mi sembra solo un parco giochi per ragazzetti under 25 de-generazione post 1980 .
Quello che Alessandro mi ha detto mi fa temere che i vostri cervelli siano già stanchi prima ancora di aver tentato di assorbire una porzione di conoscenza, o perlomeno, di provarci. Mi fa ricordare l’espressione vacua e l’occhio che si gira verso il basso, ignorando i miei, quando si parlava di partire con varie persone che ritenevo amici. Stesse persone che oggi raramente si curano di chiedere come e dove sto, perchè potrei anche essere un cadavere galleggiante nelle acque del Mekong, dato che le loro piccole realtà sono così impregnanti da rendere la vita un gas nervino costante. Gente che ti dice “Si ma come si fa a mollare tutto” quando in verità sanno benissimo che non mollerebbero NIENTE. La stessa sensazione che mi assale quando cerco di rimettermi in contatto con le mie radici, e leggo le notizie sui siti del Corriere o di Repubblica, ed è come osservare un mondo attraverso un vetro affumicato, è come leggere una lingua che ti è madre, ma non risulta più familiare. E’ come pensare di essere uomini e virili, e toccarsi i coglioni, e accorgersi di avere invece una bella passerina. Un senso di smarrimento costante.
Lo stesso smarrimento che io provo nei miei viaggi, perchè è il mondo stesso che mi smarrisce, e mi chiedo come la gente possa stimare uno che come me ha rifiutato in primis il concetto stesso di un’esistenza normale. Io sono un reietto e uno sbandato, un tossico idelogico, uno che se parlasse con vostra madre le farebbe bagnare le mutande, ancora adesso nei suoi 50 anni. Perchè l’unica differenza tra chi è come Alessandro (e non lo dico per feririti amico, ma per darti un ennesimo scrollone) e chi è come me sta solo nel fatto che ci separa una rinuncia. E un muro di paura, che deve essere superato. E’ esattamente come quando dicevo ai miei amici, affittiamo un furgone e andiamo a fare un giro in Europa a suonare, questi mi dicevano “E se il furgone si rompe, cosa facciamo?” e io mi sentivo uno stronzo schiacciato da un anfibio militare e rispondevo “E se invece ce la facciamo senza nessun problema?”. Nessuno ha mai pensato che le cose potessero andare bene, sempre intento a programmare un futuro da sfera della maga turchina, quindi le loro facce rimanevano vacue, e mi ripetevano. “E se il furgone si rompe e rimaniamo a piedi, cosa facciamo?” A quel punto, rimaneva solo l’opzione cambiare discorso.
Insomma, Alessandro e tutti quanti, questo non è un invito a partire, perchè l’idea di fondo non sta solo nel viaggio, aiuto per la conoscenza, ma nella stessa melassa che ricopre le vostre vite. E’ un concetto di azione, di rimozione delle paure e dei dogmi. La paura dell’ignoto non può esistere perchè dall’altra parte del mondo, magari in Bolivia o in India, nello stesso istante che io sto scrivendo queste cose, qualche altra persona le sta pensando in relazione alla propria identità culturale e nazionale. Scrollarsi le paure di dosso per smettere di stimare uno stronzo come me che di stima ne merita ben poca, e se mi stimate, vuol dire che le vostre vite fanno proprio schifo. Mi dispiace, e ora è meglio che la smetta, è ora di andare a mandare ai posteri queste 60 righe di saggezza darwiniana. No, Charles non centra niente, se non per il fatto che ha dato il nome a questa noiosissima, ma placida città tropicale.







June 27th, 2009 at 12:43 pm
Quanti ne sento di commenti così Marco.
Immagina una frontiera.
Prendi un cosiddetto italiano medio. Metticelo davanti.
Storicamente, la posizione rispetto alla linea di confine è sempre stata frontale, sempre orientata alle terre straniere, all’estero, alla conoscenza se vogliamo. Nessuno lo può negare.
Nel corso del novecento, l’italiano ha cominciato a girare su se stesso, rispetto a questo confine. Ho dei colleghi che quando vengon qui a Chamonix, 15 km dalla frontiera, non la perdono mai di vista…è come se camminassero all’indietro, girando la testa di scatto ogni tanto verso la Francia, così, come per non inciampare in chissà quale crepaccio psichico…si muovono circospetti, chissà , magari hanno paura di prendere in culo il saucisson o la baguette…
Ci mancavano solo quei 22 “velini” che ha Berlino hanno vinto la coppa del mondo di calcio….
La situazione è molto più grave di quanto tu abbia sospettato Marco. Il saucisson è il biscione di berlosco e gli Italiani lo prendono in culo mentre mangiano pane al circo…
Whatever shitty life you’re living right now, seize every friggin moment of it.
June 27th, 2009 at 12:52 pm
dici bene, ciò che conta é la rimozione delle paure attraverso l’esperienza.
Il viaggio non é indispensabile, anche se resta la maniera più semplice per iniziare il processo.
June 27th, 2009 at 3:14 pm
Apprezzo il fatto che voi due ragazzi partecipiate cosi’ attivamente alle mie avventure telematiche, irrorandole di sangue non infettato da stronzate megagalattiche. Mi esalta il fatto di poter condividere certe cose con due viaggiatori come voi,, e spero di poter proiettarmi come terzo alter ego di una trinita’ semidivvina. Mi accontento di essere “Il Figlio”, e di finire sulla croce, per poi resusictare e metterlo in culo a tutti quanti
June 27th, 2009 at 4:12 pm
carissimo eroe della classe 80, a te piace sentirtelo dire vero?
per fare quello che fai tu, bisogna avere i soldini, tanti soldini e allo stesso tempo furbizia nel centellinarli, furbizia che ti porta anche a dormire nelle topaie. Io un anno in girom per il mondo abbattendo il muro della paura l´ho fatto, adesso mi ritrovo a pagarne le conseguenze senza un soldo in banca e facendo enormi economie. quindi che fai a fare lo spavaldo?
“Australia invasa da tedeschi e francesi, che mi sembra solo un parco giochi per ragazzetti under 25 de-generazione post 1980″ tu ne sei l´esempio anche s enato in Italia. e poi va bene sorvolo su frasi di una estrema volgarita che a differenza di quello che dice Tripluca, trovo di un livello bassissimo.
ok buon proseguimento, siamo diversi, tutto qui. e tu ti dai delle arie da giovanotto ricco e immaturo.
June 27th, 2009 at 4:40 pm
Io credo che possano essere condivisibili entrambe le posizioni, quelle di marco e quelle di giordana in quanto ritengo siano su piani differenti, la riflessione di marco è basata sul concetto di “azione” qualunque essa sia, e come dice luca il viaggio resta sempre una delle maniere più semplici per cominciare un “percorso” mentre giordana porta un risentimento al risultato della sua esperienza di viaggiatrice, sono certo che nn sia rimasto solo un “crak” economico dell’anno in giro x il mondo se no sarebbe davvero triste! non entro nei bilanci finanziari di marco ma credo si possa anche dire che se si vuole girare il mondo e perdersi dentro nn servono grossissime somme. un abbraccio a tutti!
June 27th, 2009 at 5:07 pm
non sono d’accordo sui soldini. Cioé ci vogliono, ma non di più di quelli che ci vogliono per restare a casa.
Se mi vuoi dipingere il Monkey come un figlio di papà , mi sa che sbagli.
A me piace come scrive e l’analisi che fa, cioé non solo report di viaggio, ma come il viaggio cambia la persona, la diversa prospettiva che si acquisisce su chi resta a casa ecc…
Poi lo stile é un pò volgare, ma siamo maggiorenni e non ci scandalizziamo
June 27th, 2009 at 5:09 pm
Caro Massimo, grazie per il tuo commento, probabilmente mi hai aperto gli occhi sul fatto che ho omesso la cosa piu importante: lo rifarei eccome.
la crescita personale e la presa di coscienza verso certi valori ( come dice anche luca) si acquisisce molto prima in viaggio che nella vita normale e mi sento ricchissima e molto piu matura. Ma l´aspetto economico non é da sottovalutare, molte persone hanno paura di imnvestire ed é comprensibilissimo, peró quello che voglio dire, é che non bisogna fare tutta una erba un fascio come fa marco, che a occhio e croce definisce dei cagasotto e dei paurosi quelli che non si lanciano ( adesso non ricordo la frase esatta ma il concetto era questo) verso questo tipo di viaggio. i complimenti che gli fanno e che mi hanno fatto, o fatto a luca, si riferiscono proprio al coraggio , al dinamismo, alla forza interiore che abbiamo, ma non per questo quelli che non hanno queste caratteristiche caratteriali sono da meno!
sto ragazzo sta facendo una esperienza unica, ma vedo che stenta a maturare, é sempre cosà preso da se stesso, critica a raffica, porca miseria. e me ne dispiace. I viaggi in effetti aprono anche il cuore, pero a lui non sta succedendo.mannaggia.
vai marco vola e lasciati prendere dai buoni sentimenti e non stare a criticare sempre i paesi che visiti, goditeli un pochino.
June 27th, 2009 at 7:12 pm
Credo che il problema di fondo rimanga sempre come guadagnare e continuare a vivere. Non molto, ma quel tanto che basta per sostenersi e avere la libertà . Oggi libertà economica equivale a libertà personale, perché così funziona il sistema-mondo che abbiamo messo in piedi. Non è un qualcosa di assoluto, è il risultato di un processo storico, una specie di colossale esperimento sociopolitico di cui, volentieri o malvolentieri, consapevolmente o inconsapevolamente, abbiamo preso tutti parte da molti, molti decenni a questa parte. La libertà di movimento è impagabile. Decidere di essere oggi qui, domani là . Dedicarsi oggi a qualcosa, domani avviare un nuovo progetto. Ma il denaro è anche schiavitù, perché ti illude di renderti libero e acquisire queste libertà . Ti propone la libertà in cambio del tuo futuro, perché il denaro è fondamentalmente una scommessa sul futuro, di per sé sono carta, ma possono comandare lavoro e servizi futuri. Ma la trappola è proprio questa: nell’accumulare denaro, quindi futuro, il tuo futuro te lo sei mangiato.
June 27th, 2009 at 7:13 pm
intendevo, all’inizio del mio commento “guadagnare e continuare a viaggiare”… ma valga come lapsus freudiano
June 27th, 2009 at 7:20 pm
I try to under stand and still trying
June 27th, 2009 at 8:51 pm
Actually you could have written it even in english, it’s interesting not just for italians!
Whatever…
Giordana non ho capito se conosci marco, se eravate compagni di classe o vi frequentavate, io l’ho conoscxiuto di persona solo brevemente ma sono parecchi mesi che lo seguo sul blog.
Non sto qui a difenderlo, so che non gliene frega niente e neanche frega a me, semplicemente la mia posizione è più vicina alla sua, nel senso che i suoi post mi emozionano sempre positivamente, anche (anzi, specialmente) quando è “incazzato”.
Per quello che conosco di Marco, dico solo che ‘figlio di papà ’ proprio non gli si addice, del resto lui in viaggio lavora, mica si fa mandare i soldi da casa!
Tra l’altro se leggi qualche post indietro, non mi pare proprio che Marco critichi tutti i paesi in cui è stato! Prova a cliccare sulla categoria Mongolia o Malesia, tanto per dirne due.
Non sto qui a leccarti il culo Marco, ci siamo incontrati dal vivo solo per pochi giorni e mi piacerebbe incontrarti di nuovo, magari viaggiare insieme da qualche parte ma so benissimo che probabilmente non andremo d’accordo dopo un po’, non hai un carattere facile, e nemmeno io, magari ci prenderemmo a pugni dopo poche settimane!
Dico solo che il suo post mi piace, spero lo leggano in tanti e riflettano!
ATTENZIONE: Non perchè sono tutti dei mentecatti, non perchè tutti dovrebbero mollare la propria vita e fare un viaggio, NO! Non è questo il succo del discorso, almeno per come lo interpreto io!
Riscrivo quello che ha detto Tripluca: ” ….ciò che conta é la rimozione delle paure attraverso l’esperienza. Il viaggio non é indispensabile….”.
Non è questione di viaggiare, ognuno si vive le esperienze a modo proprio, è la paura, il limitarsi, il chiudersi nel proprio guscio e il rinunciare a una vita diversa perchè non protetta da un qualche ’sistema’, che sia un lavoro fisso, uno stato, una famiglia.
Io aspetto di laurearmi, magari anche di specializzarmi, e perchè no, nel contempo iniziare a viaggiare e ad aprirmi gli stretti orizzonti che finora ho davanti. Aspetto e spero anche in un’indipendenza economica. Poi si vedrà . E questo non vuol dire per forza rinunciare agli amici, a una donna, a una famiglia.
June 27th, 2009 at 9:44 pm
viva il vento in faccia e la morte alle calcagna
June 27th, 2009 at 9:45 pm
io condivido soprattutto la parte in cui monkey si da dello stronzo, anche se per motivi diversi da Giordana
i soldi non c’entrano nulla, ce ne vogliono meno a viaggiare nel terzo mondo che a vivere una vita da amebe nel mondo ricco
però giordana ci prende quando dice che marco rimane semppre un po’ troppo preso da se stesso, un po’ come lo è tripluca quando scrive.
ma forse perchè scrivere è fondamentalmente un atto narcisistico
passi per l’incazzatura perenne da metallaro sfigato, tolti eccessi di stile è la molla che ti fa andare avanti
quel che non jop capito è che cazzo c’entrano i velini campioni del mondo
June 28th, 2009 at 12:11 am
Francesca Giordani ti chiami veramente così o mi stai prendendo in giro XD?
June 28th, 2009 at 3:43 am
ulalá, sono quasi le 22 tra un pó l´Australia si sveglia e Marco leggerá questi 15 commentini..
Ragazzi io non ho detto che Marco é un figlio di papá, non ce l´ha per niente quest´aria. Sicuramente ha una situazione economica che gli consente questo tipo di vita, ( non sto a sindacare come se la sia creata o se l´ ábbia ereditata, non sono affari miei) perché non mi dite che in Australia ci si arriva a nuoto che é il mezzo piú economico…
Poi lavorare in viaggio va bene, ma non sempre é facile.
Alla fin fine, Marco lo sa, ci siamo scritti in privato mesi fa, io farei la stessa vita che fa lui se fossi un uomo, ma sono una donna, discorso completamente diverso.
tornando alla questione nocciolo, io ho solo ribadito che non bisogna criticare chi resta a casa col telecomando in mano a farsi una birra sul sofá. Non avere grinta e coraggio non é una colpa.
June 28th, 2009 at 3:34 pm
beh che dire?
io sono da 4 mesi in australia, ma preferirei iniziare la mia risposta ricordando il mio post-erasmus (a valencia).
tornai, e mi sentivo possessore dell’unica verità , cioè quella che si dovesse viaggiare.
ho rotto le palle al mio migliore amico per un anno, dicendogli che vedevo molto di piu in lui che un ragazzo che se ne stava annoiato nello stesso paese per tutta la vita.
poi…
poi ho capito che siamo diversi, io, il mio amico, i suoi amici, altri miei amici…abbiamo altre esigenze, altri obiettivi.
non so chi faccia la cosa migliore, l’importante è che io FACCIA LA COSA MIGLIORE PER ME STESSO, quella che mi sento di fare.
certo, a volte m’incazzo perchè mi piacerebbe che alcuni miei amici capissero cosa provo, capissero che wow! visitare mille città è la cosa più bella del mondo, così come cenare con persone di nazionalità diversa, ecc ecc..
ma certe persone (e a volte li definisco anche dei fortunelli) stanno bene così come sono, nel loro piccolo guscio.
e chi sono io per giudicarli pesantemente?
come al solito, la verità penso che stia nel mezzo
June 28th, 2009 at 7:50 pm
Ho discusso delle stese cose con mio fratello, che non vuole saperne di lasciare casa vivere un po’ all’avventura. Alla fine ho rinunciato a convincerlo e inizio a credere sia questione di vocazione. Alcuni sono conservatori, e preferiscono la routine. Altri hanno la spinta a mollare tutto o quasi per tuffarsi nell’incognito, quasi come fossero una mutazione genetica. Credo siano necessari entrambi i tipi… Non tutti sono Marco Polo o Cristoforo Colombo…
June 28th, 2009 at 8:24 pm
Leggo spesso i post di Monkey e personalmente li giudico carichi di …energia…
Mi piacciono perchè mi ricordano gli scrittori della beat generation e un pò anche le mie sperimentazioni passate.
Se fosse “educato” e convenzionale probabilmente non avrebbe lo stesso sapore…
Per Giordana:
permettimi di dire cosa penso rispetto a questo
“io farei la stessa vita che fa lui se fossi un uomo, ma sono una donna, discorso completamente diverso.”
Proprio penchè ho molto rispetto ed ammirazione per le donne ti faccio notare che forse il problema è che tu sei una donna “italiana”, e probabilmente non ti sei mai accorta che ci sono al mondo molte più donne che fanno DA SOLE questo tipo di cose rispetto alla somma di italiani di entrambi i sessi.
Ma capisco come possa essere inconcepibile per noi italiani che una donna possa viaggiare da sola. Fa parte della nostra mentalità “narrow”. E pensare che la storia è piena di nomi di esploratori italiani (un pò meno di esploratrici, ma solo perchè la storia delle esplorazioni è fondamentalmente maschilista). A giudicare questi personaggi dopo un tg4 viene da pensare che erano tutti dei disadattati!
Anche oggi non mi sento italiano
June 29th, 2009 at 1:46 am
ciao stravagando, allora:

ho vissuto un terzo della mia vita fuori dall´Italia e non credo ci torneró mai. Proprio perché mi sento cosi distante dalla mentalitá un pó retrogada. Dico che non faccio attualmente la vita che fa Marco ( e che ho giá fatto ma solo per 1 anno scarso) perché ho un orologio biologico che urla e sono una romantica. Preferisco fare ( se Dio me lo consentirá) 2-3 pargoletti. per il prossimo decennio la mia vita sará senza viaggi lunghi e stravaganti. Poi si vedrá, il mio compagno la pensa come me e non si priverebbe di un viaggio lungo solo perché abbiamo prole. ma i bambini a 5-6-7 anni sono diversi dai neonati. tutto qui.
travelling for ever
June 29th, 2009 at 1:51 am
x stravagando 2: dimenticavo il mio RTW l´ho fatto completamente da sola ed é stato fantastico, non sono mai stata sola, a parte qualche giorno in cui lo decidevo…
June 29th, 2009 at 4:44 am
Evidentemente avevo frainteso le tue parole circa le viaggiatrici.
Complimenti per i tuoi progetti…. ci vuole anche quello nella vita. Chissà , un giorno forse lo farò anch’io. Per ora sono troppo impegnato
Ciao ciao
June 29th, 2009 at 4:46 am
Come ha già detto qualcuno, non credo si tratti di viaggiare, ma di tenere aperto e elastico il cervello, viaggiare è uno dei modi per farlo!
Lo stile di Monkey è questo, un pò da pulpito di Chiesa un pò da palco del Gods of Metal, se non altro ha il merito di distinguersi.
Un saluto a lui e a Tripluca che leggo sempre con piacere!
June 29th, 2009 at 11:09 am
Realizzo con questo post di avere un potere, un pò come il Mago di Gallarate (o era Segrate?) impersonato da Abatantuono ne “I Grandi Magazzini”, di fare incazzare gli Italiani. Soprattutto Giordana. Non so cosa ti ho fatto bella mia, ma mi chiedo, se non apprezzi la mia visione della mia esperienza, perchè mi leggi ancora?
Sfortunatamente per me non ho tanti soldi, me li guadagno e quando non ci sono non c’è nemmeno da mangiare. Chiamatela scelta radicale, ma per me non c’è altro mezzo. I soldi non sono NIENTE quando paragonati al desiderio di fare qualcosa.
In Australia non ci sono arrivato a nuoto, ma non ho nemmeno speso tanto, basta sapersi muovere un attimo e le offerte si trovano. Lo possono fare TUTTI.
E non datemi del metallaro sfigato perfavore!! Semmai, hardcore punk con la puzza sotto il naso e una devozione per il classic rock dei 70, ma sfigato non lo definisco chi come me ha esperienza di tour internazionale sulle spalle.
Io scrivo e parlo come mangio: male. Chi mi conosce personalmente mi trova irresistibile, fa fatica a staccarsi da me, ho viaggiato per settimane, mesi con gente di mille nazionalità diverse e a volte sì, si contrasta anche. Che cosa vi aspettate da Monkey Motherfucker? Bastoni e a volte anche carote, ma se non vi piace, basta solo non leggere. io credo solo di aver toccato le corde di qualche cuore, vista la sbrodata di commenti, il post in assoluto più commentato di tutti quelli scritti sin’ora nel blog! Questo è indicativo. E ora vado a mangiarmi i tre tranci di pizza fredda avanzati da ieri sera, e risparmio per la nascita del mio futuro figlio italo-cinese. Che chiamerò Aristide in onore del dimenticato regista de “Le Notti Erotiche dei Morti Viventi”
June 29th, 2009 at 2:38 pm
bella li intanto domani me ne vado al monkey hostel di campeche
June 29th, 2009 at 4:58 pm
Francesca Giordani davvero chi sei? Perchè sembra di essere in una puntata dei simpson
June 29th, 2009 at 6:33 pm
Mi sono letto TUTTI i commenti, e bene o male avete detto quello che penso, in frasi sparse di autori diversi. Ma non resisto e devo saltare anche io sul baraccone:
(.) Non ha molto senso definire Monkley troppo preso e concentrato su se stesso… questo è un blog, non un documentario né un trattato.
(.) Per mollare tutto e scappare dall’altra parte del mondo bisogna solo volerlo. Non esiste solo la dicotomia viaggio scriteriato / conservatore ammuffito. Nel mezzo ci sono tante varianti fuzzy, tipo la mia amica Lidia che insegna italiano in sudamerica (e viaggia nelle lunghe ferie), tipo Monica (http://missfree1981.blogspot.com/) che è in Australia, o tipo me stesso. Per mollare tutto basta aprire il pugno serrato sul metallo umidiccio del parapetto. Puoi farlo pensandoci bene prima e organizzando il salto, oppure senza preavviso. Basta che tu lo faccia, cazzo.
(.) E se non lo fai, però poi non lamentarti.
(.) Ci sono due modi di inseguire i sogni: uno è lasciare che rimangano tali (mia madre avrebbe sempre voluto visitare l’India… eh sì… bella… chissà …). L’altro è iniziare OGGETTIVAMENTE a rimboccarsi le maniche e organizzarsi per concretizzarli. La sopraccitata Lidia si è sbattuta per andare in Argentina, io mi sono sbattuto per trasferirmi a Hong Kong, etc.
(.) Per quanto riguarda il linguaggio scurrile: vedi il primo punto. Il sito di Monkey è casa sua e ci fa quel che vuole. Non è un cricolo di cuicito…
June 30th, 2009 at 1:41 am
Marco!!!! mi hai dato la stessa risposta che davo all’ inizio ai miei lettori del blog quando mi disturbavano!anche io invitavo gentilmente alla crocetta in alto a sinistra, ma poi ho imparato in 5 anni di blog che esporsi significa anche questo, accettare critiche. Le cose interessanti, libri, films, blogs, sono soggette a critiche positive e negative e io reputo il tuo blog molto interessante, come ovviamente chi lo scrive.

come al solito ho espresso male il concetto, nel primo messaggio NON DOVEVO scrivere volgarità di basso livello, semplicemente penso che a volte hai delle cadute di stile, ma per come io interpreto lo stile. È tutto soggettivo.
se non ti dispiace continuerò a leggerti
spiegami meglio la storia del futuro figlio italo-cinese, è una bufala o no? io sono così scema che credo quasi a tutto….
condivido anche il messaggio di chi diceva che viaggiare o no, l’ importante è aprire il cervello, e collegare bene tutti i fili.
`ciao a tutti!
June 30th, 2009 at 9:22 am
Giordana, sei una brava guagliona ma reagisci sempre male. E’ ovvio che i commenti van presi in negativo e positivo, solo non sopporto come tu ti ostini sempre a difendere i backpackers e a infoiarti quando dico le parolacce. Non so ai tuoi tempi, ma oggi, ti assicuro, sono una razza da estinguere. Vieni qua, e lo scoprirai. Senza generalizzare, ma la percentuale è alta. E chiudo i miei commenti a questo post, per scriverne presto un altro.
July 1st, 2009 at 4:11 pm
BEST POST EVER!
E l’ho scritto in inglese per farlo capire anche fuori dagli italici confini!
Grande Marco!
Lucio – Sydney
July 8th, 2009 at 3:03 am
Vengo a dare un’occhiata al tuo sito per vedere cosa stai combinando in giro per il mondo e trac!!! mi ti ci trovo davanti con infondibile posizione delle dita, leggo il tuo articolo e quanto ti condivido e un pò ti invidio , per non parlare della stima e poi moralmente mi metto anch’io nella stessa rilassante posizione delle dita verso il tuo stesso obbiettivo!!
Sei sempre grande!!!!!!
Ciao Marco
July 9th, 2009 at 4:51 pm
Il viaggiatore non fa altro che vivere una vita per se. Ci vuole piu coraggio nel restare e affrontare i veri problemi. non ci vedo niente di miracoloso sinceramente.
Questo e’ solo il mio pensiero.
Baci
July 10th, 2009 at 3:40 pm
serena, perdonami ma non posso che dirti che la tua analisi è molto banale e semplicistica. In particolare implica che necessariamente uno che decida di viaggiare lo faccia per fuggire. E come se poi, nell’andarsene, ci fosse qualcosa di codardo mentre uno che resta a fare uan vita che non vuole e tirarsi le martellate sui marroni compie un’impresa epica. No, ti dico: se te ne vuoi andare e resti sei un masochista, a parer mio.
Se resti, stringi i denti e tiri avanti lo fai perchè ti va di farlo. Se resti, stringi i denti e tiri avanti SOGNANDO di andarte, allora sveglia!, parti perchè ti va di farlo.
Parli di problemi. Quali problemi? Da cosa dipendono? Ogni singola persona pensa e agisce a modo su. Spero tu capisca che non puoi fare un discorso così generico come quello che hai fatto e poi pretendere che io lo legga e non ribatta.
Questo e’ solo il mio pensiero.
Baci
July 11th, 2009 at 6:27 am
franncesco, io sono l’anello di congiunzione tra te e giordana
July 15th, 2009 at 3:51 pm
quoto
August 9th, 2009 at 3:59 pm
[...] Levarsi dai coglioni, levarsi dall’Italia marcia, ma anche solo levarsi dalla solita routine e dai progetti preconfezionati di vita, dal pendolarismo, da una vita senza avventure, e’ possibile; lo giuro. Basta volerlo. [...]