
Ieri sera ho finalmente visto Ping Guo e non solo mi e’ piaciuto molto, ma mi ha dato un bello schiaffo in faccia, diretto dal televisore al letto. Mi ha detto: “Svegliati, e’ questo quello che hai intorno”. Stranamente un film cinese che e’ un film, ovvero, che non sembra nemmeno cinese. E che potrebbe aiutarvi a capire un po’ meglio la strana realta’ della megacapitale del Regno di Mezzo alla fine di questi odiosi anni zero, almeno per il sottoscritto. Fa sempre poi un effetto strano vedere un film ambientato a pochi chilometri dalla tua “casa”, una cosa che ti estrania parecchio perche’ la falsezza di una fotografia a 35mm e quindi l’essenza del cinema decade completamente e ti metti a dire, no, questa non e’ la realta’, i colori sono troppo innaturali, manca l’odore di verza e doufu fritti e il cielo di Pechino e’ troppo luminoso in questa scena. Il salone dei massaggi ha colori troppo filmici, manca lo squallore delle pareti scrostate, cosi’ come l’appartamento della coppia e’ certamente molto simile al reale, ma quando quella volta ho visto dove vivevano quei cinesi, l’odore non era mica questo. Insomma, mi ha fatto capire che per tutta la vita non ho capito niente perche’ la fotografia rovina i veri colori del mondo. C’e’ ancora troppa gente che si fa rovinare il cervello da queste cose, troppa, tutta. Questo film mi ha fatto capire che sto facendo la cosa giusta, e che presto sara’ il momento di ripartire, a cercare altri colori e altri odori. Una ricerca senza una fine. Voi intanto cercate di vedere questo film, per capire un po’ meglio, e visivamente, la Grande Babele cinese. E ricordatevi che tutto il mondo ormai e’ filtri, colori, photoshop. Una cosa delirante.