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	<title>Monkeyrockworld &#187; Bali</title>
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	<description>The Truest Hardcore Opinion on Living and Traveling Asia</description>
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		<title>A Kuta Beach perchè è sempre necessario vedere</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 05:20:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un posto come Kuta bisogna vederlo per capirlo; sta a Bali come una Riccione sta alla Costiera Romagnola, come una Phuket sta al mare delle Andamane. Spiaggia mitizzata e idolatrata da guide e turisti, vitelloni e surfisti, è una lunga spiaggia bianca che ha visto tempi migliori. Sempre piacevole vedere un tramonto sull&#8217;Oceano, ma attenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.monkeyrockworld.com/blog/wp-content/uploads/2009/02/kuta.jpg" alt="kuta  A Kuta Beach perchè è sempre necessario vedere"  title=" A Kuta Beach perchè è sempre necessario vedere" /></p>
<p align="justify">Un posto come Kuta bisogna vederlo per capirlo; sta a Bali come una Riccione sta alla Costiera Romagnola, come una Phuket sta al mare delle Andamane. Spiaggia mitizzata e idolatrata da guide e turisti, vitelloni e surfisti, è una lunga spiaggia bianca che ha visto tempi migliori. Sempre piacevole vedere un tramonto sull&#8217;Oceano, ma attenzione a sedervi tra un mucchio di sporcizia e l&#8217;altro, e non sopra, e a evitare di dare spallate al vostro vicino.<span id="more-181"></span>La notte poi è per i più giovani: decine di club puntellano il lungomare, discoteche esuberanti, un ragazzetto indonesiano che mentre aspetto degli amici appoggiato a un biliardo continua a offrirmi delle efedrine mostandomi un tubetto di plastica, e dicendomi &#8220;Bagus Bagus&#8221; e per scacciarlo gli devo quasi tirare uno spintone. Una vita così, edonismo rampante per Australiani ubriachi&#8230; e qui, ancora una volta, mi sorgono dei dubbi sulla nuova permanenza in Australia. Foruntamente è facile anche incontrare delle persone simpatiche, e subito riesci a trovarti conivolto con norvegesi, francesi, un amico finandese che mi seguirà in un folle giro in moto forse sino a Sumbawa&#8230; insomma non è necessario ribadire per l&#8217;ennesima volta quanto la mondanità umana del nuovo millennio mi trovi completamente distaccato e disinteressato, perchè alla fine, sono quasi arrivato alla pace con me stesso. Sicuramente non quella dei sensi.</p>
<p>Per chi verrà a Kuta e si troverà bene, divertitevi. Ci sono tutte le possibilità di spendere tutti i tipi di soldi in tutti i budget, dal ristorante da 200.000 rupie a persona, al warung che con 10.000 serve un padang delizioso che mi riempie sempre lo stomaco, due volte al giorno. Ah, se non ci fosse il Padang, bisognerebbe inventarlo&#8230; soprattutto quelle polpette di patate fritte, così succulente, che non posso farne a meno. Per chi invece troverà questo agglomerato di discoteche e rifiuti umani bianchi leggermente insopportabile, consiglio di affittare un motorino, cosa imprescindibile a Bali se volete camminare con il controllo del vostro portafogli e del vostro tempo, di recarvi poco più a sud di Kuta, a Jimbaran, che ha una spiaggia migliore, più pulita, e completamente vuota. Tutta dedicata a chi vuole surfare o a chi ama le onde dure in faccia. Sì perchè in Indonesia, se sei venuto con l&#8217;idea di nuotare o fare del diving, Bali è sicuramente il posto meno adatto. Surf surf e surf. tavole tavole e tavole. Vitelloni biondi vitelloni biondi vitelloni biondi. Questa èp la regola, questo è il credo.</p>
<p>E tra dieci Starbucks e quattro McDonalds a ogni angolo e Indonesiani così insistenti da farmi quasi cambiare idea sul giudizio che ho di questo popolo meravigliosamente cordiale e ospitale, è facile perdersi in ozi cadaverici al sole, in voragini di shopping compulsivo o semplicemente in deliri di odio da campo di sterminio. Che mi vengono sempre, ma alla fine, sempre meno. Mi sorprendo di riuscire ora ad entrare nei club per osservarne l&#8217;umanità, immagazzinare, e riflettere. Sono contento di avere un dolore nel cervello che mi spinge a cercare altro. Sono felice che il dancefloor non mi dia nessuna soddisfazione. E sono felice di andarmene da Kuta domani, ma rifletto su una cosa: con un aeroporto così importante e così vicino (perchè si vi dicono Denpasar, ma in verità l&#8217;aeroporto sta a una mezz&#8217;oretta a piedi o dieci minuti in moto da Poppies 2, il polmone cancerogeno di Kuta) questa spiaggia così adorata dal mondo australe si fa apprezzare. Bisogna solo tentare di avere molta pazienza, e cercare di mischiarsi con un&#8217;umanità che o ci appartieni, o ci vuoi a fare a coltellate. Mi sorprendo di non volere per una volta nè la prima, nè la seconda. Non so davvero a questo punto cosa voglio, o meglio, una cosa la so e ha un nome di donna, ma mi chiedo, sarà veramente quello che mi salverà la vita? Speriamo.</p>
                                <p><center>&copy; Marco Ferrarese 2008-2012 - visit the <a href="http://www.monkeyrockworld.com">author blog</a> for more great content.</center></p>                        ]]></content:encoded>
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		<title>Pensieri da un caffè di Ubud</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 02:11:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi giorni sono stati un crescendo di casini e incubi di viaggio. Sono inziati bene, sono mutati male, ritornano a stare bene e mi permetto quindi con un pò di relax di scrivere qualcosa di nuovo, che mi manca, un sacco. Provato da tempeste sentimentali e decisioni ardue da prendere, arrivato alla fine del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.monkeyrockworld.com/blog/wp-content/uploads/2009/02/dsc_0886.JPG" alt=" Pensieri da un caffè di Ubud"  title="Pensieri da un caffè di Ubud" />
</p>
<p align="justify">Gli ultimi giorni sono stati un crescendo di casini e incubi di viaggio. Sono inziati bene, sono mutati male, ritornano a stare bene e mi permetto quindi con un pò di relax di scrivere qualcosa di nuovo, che mi manca, un sacco. Provato da tempeste sentimentali e decisioni ardue da prendere, arrivato alla fine del mio viaggio asiatico dopo 7 mesi dico 7 on the road senza quasi mai fermarmi, mi fermo sul baratro di una porta australiana che mi sembra sempre mezza aperta. Non lo so, mi rimane una strana sensazione in bocca, quella di lasciare qualcosa di buono per qualcosa che sicuramente sarà bello, ma non so se sarà altrettanto buono per me.<span id="more-179"></span>Sono rimasto a Yogyakarta per una settimana, ospite della Graz Academy, l&#8217;esempio più vicino a una agenzia di tour organizzati in versione Couchsurfing. Ho vissuto l&#8217;atmosfera di questa splendida città del centro Jawa, che ha oscurato tutte le altre cose viste in Indonesia sino ad ora, forse a pari merito solo con l&#8217;avventura nella jungla a Bukit Lawang e Sumatra in generale. Ma senza i malefici muezzin che ti svegliano alle 4 del mattino per la prima preghiera mattutina urlata nei megafoni di tutta la città. Se andate a Bukitting, ricordatevi di cosa vi aveva detto la vecchia scimmia.</p>
<p>Sono arrivato a Bali via bus, dopo una deludente visita al Gunung bromo che si è risolta in me camminando di notte nel deserto di sabbia con una torcia come un modello Blair Witch project ambientato sulla luna, con pioggia e vento che mi hanno distrutto, avvolto in un sarong multicolore e pantaloni militari come uno strano tuareg asiatico in un paesaggio di sabbia così nera che si confondeva con la notte. Ma a parte questo, lo spettacolo in sè è stato iinesistente: un vulcano avvolto nella nebbia. O meglio: quattro vulcani tutti uno addosso all&#8217;altro, avvolti nella nebbia. Maledizione. Quel che è certo è: mai più mi alzerò alle tre del mattino per fare un&#8217;alba asiatica, perchè non ne vale affatto la pena.</p>
<p>Bali&#8230; che dire di Bali? Che mantiene un suo carisma, che detiene una natura meravigliosa, ma che allo stesso modo cerca di succhiarti moneta dal portafoglio come le sanguisughe che mi si attaccarono alle gambe nel Taman Negara malese. lasciano piccoli buchi che diventano prima rossi fuoco, poi sempre più marroni, poi neri, fino a scomparire. Molto strani. Come questa Ubud, centro culturale Balinese, avvolta da una campagna lussureggiante persa tra palme e errazze di riso, una meraviglia per gli occhi, ma piena anche di quel turismo grossolano e fatto di expat che mi ricorda quei posti che esistono solo perchè qualcuno si ostina a crederli dimenticati dal tempo. Sono sicuro che c&#8217;è di più, a Bali, ma lo scoprirò solo tra un paio di settimane. Quando Kit arriverà.
</p>
<p align="justify">Mi trovo quindi diviso tra un passato che non vuole sparire, un presente che mi lacera il torace a ogni passare di minuto, e un futuro che si presenta al sapore di hamburger e barbeque e patatine fritte. Che non so se va ancora bene, per me. Per il resto, a girare in moto per Bali, cerco di pensare tanto a Giorgio, e a far rivivere un altro spirito in questa isola infestata da spettri, sì, che si nascondono però dietro maschere ancora più pittoresche di quelle che, in verità, hanno dipinte sul volto. E il girovagare mi è amaro, in questo mare.</p>
                                <p><center>&copy; Marco Ferrarese 2008-2012 - visit the <a href="http://www.monkeyrockworld.com">author blog</a> for more great content.</center></p>                        ]]></content:encoded>
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