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	<title>Monkeyrockworld &#187; Sumbawa</title>
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	<description>The Truest Hardcore Opinion on Living and Traveling Asia</description>
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		<title>Sumbawa in moto verso l&#8217;ignoto Part.2</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 08:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monkey</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A dire la verità, non sappiamo nemmeno dove sia, nè cosa sia Maluk; ci ostiniamo solamente a seguire i cartelli verdi e la strada asfaltata e ben tenuta, una cosa strana che non ti aspetteresti osservando la spina dorsale montuosa che si estende tutto attorno, sopra e sotto di te, e diventa accecante di colore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.monkeyrockworld.com/blog/wp-content/uploads/2009/02/sumbawa2-11.JPG" alt=" Sumbawa in moto verso lignoto Part.2"  title="Sumbawa in moto verso lignoto Part.2" /><br />
A dire la verità, non sappiamo nemmeno dove sia, nè cosa sia Maluk; ci ostiniamo solamente a seguire i cartelli verdi e la strada asfaltata e ben tenuta, una cosa strana che non ti aspetteresti osservando la spina dorsale montuosa che si estende tutto attorno, sopra e sotto di te, e diventa accecante di colore verde una volta che il cielo si apre e la luce piena del sole ci rimbalza sopra. <span id="more-185"></span>Le capre sono sempre presenti, e ora anche qualche grossa mucca e altri bufali d&#8217;acqua che muovono la testa come drogati nel loro movimento articolare strambo, è una popolazione delle montagne alla quale una tantum si unisce una moto o gruppi di bambini che, quando passiamo arrancando in salita, saltellano da tutte le parti e tendono le mani per darci il cinque. Ci chiamano &#8220;Mister!&#8221; e la cosa fa sorridere e fa piacere, mentre li vedi saltare dinoccolati, fare una mezza capriola in aria e atterrare sull&#8217;altro lato, sempre sorridenti. Ci fermiamo a fare benzina comprandola da un tizio al bordo della strada che la tiene sigillata in grosse bottiglie di birra, esposte su una specie di libreria fatta di legno e frasche. Anche qui, sorrisi e cortesia, nemmeno la minima ombra di tentare di fregarci, nemmeno un misero biglietto da 1000 rupie (circa un sedicesimo di euro).</p>
<p>E&#8217; una calma che ti fa sentire in una casa che non è la tua, ma sa di verdeggianti montagne, di spirali di colori e onde che si infrangono alte e perfette all&#8217;interno di covi e baie dalle forme allungate, quasi semicerchi perfetti, o corna di bue aperte a sfidare un mare azzurro cristallino che ogni volta che ci buttiamo giù ad affrontare una discesa ci colpisce in volto come uno schiaffo di bellezza e ci fa gridare WOW all&#8217;unisono, in Italiano e Finlandese che per una volta suonano come la stessa lingua. La moto si rivela ancora una volta lo strumento vincente per godere di questo paesaggio al duecento per cento, col vento nei capelli e il rumore del mare che ci segue perenne lungo la costa per la buona ora e mezza di guida che ci separa da Maluk. Se fossi stato in pullman, non avrei goduto di Sumbawa e del suo caldo abbacinante abbraccio solare. Non saremmo state le star che appaiono in un villaggio fatto da un warung e tre case, con due vecchi indonesiani che si sofrzano di parlare inglese e io che mi sforzo a parlare indonesiano, e si finisce tutti quanti a guardarsi a quattro occhi dietro una potente risata sarcastica. Bollenti caffè strappati al bordo della strada, polveri marroni mischiate ad acque bollenti, rigeneranti passioni saccarine giù per la mia gola bruciata dal sole.</p>
<p>E si continua così sino ad arrivare a Maluk, che in sè, è una striscia di strada che scorre parallela a una spiaggia dove, a parte noi, che arriviamo distrutti dopo una giornata di moto tra Mataram a Lombok e questo punto della costa sud occidentale di Sumbawa, altre quattro o cinque mucche magre stanno prendendo il sole poco caldo del tardo pomeriggio. E la sabbia è grigia, bianca e grigia, e porosa, si fa sentire pesante sui piedi stanchi, e ci sediamo e osserviamo queste corna di bue puntate al largo con centinaia di creste d&#8217;onda bianche che si infrangono sul bagnaschiuma con suoni identici e precisi, rimaniamo come estasiati, mentre il cielo inizia a pittarsi di rosso, come un guerriero Sioux in versione sud est asiatica. E non riesci a non pensare a niente altro che a terra, cielo, mare e capre, e i pochi sparuti pescatori che si affannano al largo diventano puntini di incongruente ostruzione paesaggistica. E chi più ne ha più ne metta, ho guidato per quattro ore e ho pure aspettato due ore su un traghetto, lasciatemi riposare, finalmente, lasciate che i miei capelli schiacciati dal casco si impregnino di odori salmastri e la mia bocca desideri acqua, e non si asciughi come un posacenere di uno che non fuma.</p>
<p>La Couchsurfer è musulmana e non capisce per bene quando le parliamo, ma ci offrre l&#8217;appartamento di un suo caro amico che se ne va per il weekend, così abbiamo un posto dove dormire per terra sui miseri materassini indonesiani&#8230; ma la schiena non ne risente, anzi. E&#8217; stranamaente quasi piacevole, credetemi, per due notti, lasciarsi annichilire dalla potenza distruttiva di quest&#8217;isola. Sì, perchè distrugge i sensi, perchè è una cosa diversa, perchè non è turismo nè backpacking, è stare in casa con degli indonesiani che la mattina alle 7 mettono la musica alta e si mettono a fumare e stendere i panni in un cortiletto, dove le galline cacano e le capre entrano a curiosare con le loro espressioni demoniache. E&#8217; un negozietto di alimentari che se paghi di più ti fa il caffè con l&#8217;acqua calda, non è Lombok e il suo traffico, non è Bali e il suo doppiogiochismo bieco, è una cosa che fa così male accettare per noi viziati della cultura occidentale che non si riesce quasi a capire come faccia ad esistere, un pianeta del genere. E quando mi si chiede per la terza volta se mi dà  fastidio essere ospitato da una musulmana dico che no, che non me ne frega niente. Non me ne frega un cazzo, onestamente, del tuo velo e della tua religione. Lasciami godere le capre, e lasciami in pace, perchè mi stai rovinando il mio idillio bucolico con frasi che starebbero bene a Lombok sotto il Rinjani. Leave me alone, thanks.</p>
<p>Qualcuno qua ci viene a surfare. Qualcuno a scavare nella miniera d&#8217;oro vicino a Maluk. Qualcuno, con pochi soldi, attraversa l&#8217;isola di notte in bus sulla via di Komodo, Rinca e Flores. Ma qualcuno qua ci potrebbe venire a morire, sì, forse lo potrei anche considerare. Farmi bruciare su una pira su una di quelle spiagge dove quando facciamo il bagno orde di studenti musulmani vengono a intervistarci e fotografarci e farci sentire delle star, ragazzette che nascondono mezzo metro di rossore sotto veli multicolori, inglese rappezzato in indonesiano che fa sorridere e intenerire, si, bruciatemi proprio qua davanti e buttate le ceneri in questo mare che le risputerebbe subito sulla sabbia, tanto è forte la corrente, e magari mi mischierei tra l&#8217;arena e la chiglia di un surf, di un qualche australiano che, per qualche strano scherzo del destino, diventa improvvisamente un eroe romantico e si avvicina a sfidare la tempesta un centinaio di km a est di Bali. Nusa Tenggara, ti ho solo assaggiato, e già so che un giorno dovrò tornare indietro&#8230;</p>
                                <p><center>&copy; Marco Ferrarese 2008-2012 - visit the <a href="http://www.monkeyrockworld.com">author blog</a> for more great content.</center></p>                        ]]></content:encoded>
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		<title>Sumbawa in moto verso l&#8217;ignoto Part.1</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 04:53:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se non decido di fare qualcosa di strano e non normale non sono contento. Mi fregio di questa attitudine, e la metto in pratica tutte le volte che posso. Recentemente, ci provo sempre. Aborro il trasporto puibblico ormai, ho passato ore e ore di mesi spensierati chiuso come una sardina nei pullman più scassati d&#8217;Asia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.monkeyrockworld.com/blog/wp-content/uploads/2009/02/sumbawa2-45.JPG" alt=" Sumbawa in moto verso lignoto Part.1"  title="Sumbawa in moto verso lignoto Part.1" /></p>
<p align="justify">Se non decido di fare qualcosa di strano e non normale non sono contento. Mi fregio di questa attitudine, e la metto in pratica tutte le volte che posso. Recentemente, ci provo sempre. Aborro il trasporto puibblico ormai, ho passato ore e ore di mesi spensierati chiuso come una sardina nei pullman più scassati d&#8217;Asia, a volte anche nei più comodi, come in Vietnam, in Malesia o a volte in Cina, ma non ce la faccio più. Non sopporto le stazioni dei bus, i mortaccioni che cercano di venderti qualunque cosa, e gli orari. Odio dovermi presentare quando vogliono loro, e non poter fare quel che dico io, quando lo voglio io. Così a Bali sfrutto l&#8217;asso Kuta e mi accaparro una moto per un mese al prezzo di 30 euro tutto compreso, e siccome la smezzo per 10 giorni con Illka from Finland, mi costa nemmeno 20. Un affare. E soprattutto, una libertà senza limiti. Cercherò da ora in poi di viaggiare sempre con un mezzo mio, proprio, tranquillo, sicuro. vai dove vuoi, và dove ti porta il cuore.  <span id="more-184"></span><br />
Complice un couch-invito, mi ronza in testa di andare a Sumbawa, isola che sta oltre Lombok, e alla quale le guide turistiche dedicano in media 3 pagine contro le 50 e più dedicate a Bali (almeno 5 volte più piccola). In genere si limitano a nominare i due capoluoghi provinciali, Sumbawa Besar e Bima, e a dire che a parte le montagne non c&#8217;è molto da fare se non guardare fuori dal finestrino del bus. E hanno ragione, ma il solo fatto di poter arrivare in queste terre desolate è uno stimolo all&#8217;avventura, alla follia, al pericolo, e quindi mi fa prudere le mani e ronzare la testa. Si va! Anche perchè Illka, nel suo gelido fare nordico e dall&#8217;alto dei suoi due metri, si limita a scutere la testa con un cenno affermativo, e a dire che sì, sarà una strana esperienza.</p>
<p>Ovviamente stiamo facendo qualcosa di illegale perchè non ci è permesso di lasciare Bali con una moto affittata, non abbiamo nessuna assicurazione nè tantomeno altro, solo un libretto di circolazione e la mia patente internazionale, che mi renderà l&#8217;unico guidatore di questa piccola odissea go and back di più di 500 km macinati con uno zaino tra le gambe e un finlandese di 100 kili dietro al culo, che perlomeno mi rende lo scooter bello stabile durante le raffiche di vento. I pochi dubbi svaniscono quando a Padang Bai un poliziotto vuole vedere il libretto, fa un sorriso e ci dice di andare verso la nave&#8230; pochi minuti di attesa ed è il momento di caricare il motorino nella pancia aperta del traghetto e sedersi aspettando le cinque ore che ci separano da Lombok, sballonzolando come palline da ping pong in un flipper impazzito come il mare sul quale ci stiamo muovendo. Grazie al cielo, non soffro e mi limito ad aggrappare stretta la panchina sulla quale ci sediamo, osservando il tramonto sul mare aperto. Mi sento libero, totalmente.</p>
<p>Approdiamo a Lombok che è sera inoltrata, e il buio ci avvolge; bisogna trovare una sistemazione per dormire, e mentre guido nel vento forte che sale a spirale e mi getta polvere negli occhi, per una volta sono felice di non dover trascinarmi lo zaino appresso, di non dover contrattare coi bagarini del trasporto, di non dover schiacciarmi dentro quelle scatole di sardine che qui chiamano bemo per arrancare una decina di chilometri e pagare come se avessi fatto un viaggio transoceanico. La libertà delle due ruote, in questo caso, è incredibile. In una stazione di servizio chiedendo informazioni incontriamo due ragazzi che parlano un buon inglese, e alla fine passiamo la notte da loro, dormendo per terra in una stanza fatiscente che sarà la peggiore dormita degli ultimi quattro o cinque mesi, ma ci farà svegliare allegri, convinti di essere stati rapiti da qualche gruppo terroristico e lasciati a marcire in una bieca cella di prigione.</p>
<p>Lombok è un&#8217;isola terribilmente musulmana, e la gente ci va di solito solo per andare alle tre Gili Islands che ne costeggiano il lato nord occidentale, o il vulcano Rinjani con il suo cratere diventato lago, al momento però non scalabile per via della stagione delle pioggie. Rinunciamo ad entrambe le cose perchè per noi ora Lombok è solo una striscia di strada lunga 80 km da fare schivando bambine musulmane con velo, carretti trainati da cavalli, pericolosissimi in sorpasso perchè imprevedibili, moto lanciate a tutta velocità e qualche auto che si fa superare, ma il vero problema sono i camion, senza combustibile ecologico, che ogni volta che ti avvicni ti sputano addosso nuvole di vapori neri che ti accecano e ti lasciano senza respiro. Ma riusciamo anche in questa impresa, col culo incollato alla sella in un&#8217;oretta e mezza a una buona velocità che mi lascia i segni quando scendo, tanto che devo fare le flessioni con le gambe per riprendere mobilità e sensibilità tra le chiappe. E ancora una volta, biglietto e traghetto, e in poco meno di due ore siamo a Sumbawa&#8230; un altro mondo.</p>
<p>Ti accorgi che qualcosa è cambiato appena scendi, perchè invece del solito caos portuale con indonesiani che cercano di venderti ogni cosa, tutto quel che vedi sono invece alcune capre che si avvicinano all&#8217;acqua, superbe, e ti scrutano con quegli occhietti così neri che si perdono nel pelo. Montagne di un verde lussureggiante, condite da una vegetazione atipica, che sembra più eruopea che tropicale, si allungano dappertutto e la costa è qualcosa di maestoso, disegnata sottile, e assorbita da onde alte e perfette che si infrangono sul bagnasciuga con suoni impetuosi. Sembra davvero di essere arrivati in un mondo che non ti appartiene, soprattutto nella luce fioca che ci accoglie in un primo pomeriggio che darà i suoi frutti di sole solo in un paio d&#8217;ore. Dobbiamo raggiungere Maluk, questo è tutto quel che sappiamo; non abbiamo guide, nè cartine, nè niente. Ci affidiamo solo ai pochi passanti, alle capre, alle mucche e ai cartelli che, fortunatamente, ci indicano subito la strada, e su per le montagne si comincia ad arrancare.</p>
                                <p><center>&copy; Marco Ferrarese 2008-2012 - visit the <a href="http://www.monkeyrockworld.com">author blog</a> for more great content.</center></p>                        ]]></content:encoded>
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