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Monkeyrockworld

Extreme Rocker and Writer Marco Ferrarese's Hardcore Opinions on Living and Traveling Asia
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Archive for the ‘Italiano’

Cosa penso di Kuala Lumpur

November 21, 2013 By: Marco Ferrarese Category: Asia, Italiano, Malaysia, Opinions, Travels Visited: No Comments →


Non so se la mia avversione per Kuala Lumpur si possa descrivere a parole perché è un’ emozione sottile, un foglio di lamiera infilato tra le pareti di un panino al silicone, se mi seguite. Un silicone che trasuda sia dai palazzi che dalle scollature delle ragazze cinesi e i tacchi di quelle musulmane, e si spande sopra le cosce arrossate delle turiste occidentali. Non so: finchè uno va a Chinatown e Bukit Bintang e si muove camminando o coi taxi, la città mantiene un’aria sopportabile. Ma quando ci devi più o meno vivere, e ti rendi conto che è alla fine un’autostrada triste con tante uscite su aree residenziali fatte di case che si tengon su una contro l’altra in bilico sull’unto umidiccio tropicale, bhe… la situazione cambia.

Per me è una città triste e senza anima, come Los Angeles. Con la differenza che qui, le spire del serpente di cemento si arrotolano più vacue, meno asfissianti e pericolose. Non sembra voler mordere più… forse per colpa del caldo? (more…)

Dall’Asia all’Europa in Autostop – Memoria 14 – La gente del Turkmenistan

September 13, 2013 By: Marco Ferrarese Category: Asia, Italiano, Journey to the West, Travels, Turkmenistan Visited: No Comments →

Dopo aver viaggiato dall’Asia all’Europa via terra e facendo l’autostop, ho visto tante, troppe belle cose, situazioni e posti. Ho dunque deciso di proporvi una serie di post che mostrino quel che mi e’ piaciuto o mi ha colpito di piu’. Possono essere citta’, posti, locali, ristoranti, situazioni, esperienze, persone, qualsiasi cosa. Lo scopo e’ di mostrarvi una bella foto (opera di Kit Chan) e raccontare brevemente una delle nostre esperienze.Poi starà a voi partire e fare del vostro viaggio un’avventura! E se non siete pronti, potete sempre prenotarvi un hotel e stare belli tranquilli, anche se noi preferiamo il viaggiabbestia, come potete vedere…

Turkmenistan – Ospitalità sul confine

Vi avevo presentato il Turkmenistan come un paese attanagliato da un dittatore tanto folle quanto curioso, sfarzo, polizia, fontane e palazzi dorati ovunque. Questa è stata più o meno l’esperienza che abbiamo avuto ad Ashgabat, ma ovviamente sarebbe troppo facile giudicare un paese per un posto così. Infatti, è stato continuando ad addentrarsi verso le campagne – e in questo caso, verso il nostro designato confine d’uscita verso l’Iran, la cittadina di Saraks -, che ci siamo dovuti ricredere. In verità ci eravamo già fatti un’idea della meravigliosa ospitalità di questa gente prendendo il treno tra Turkmenabat ed Ashgabat, dove riso, pane e insalata di pollo sono letteralmente debordati dai loro contenitori di plastica nelle nostre bocche fameliche…

Esperienza indimenticabile: Non posso descrivere Saraks come un paradiso di ospitalità, ne come un posto dove sia facile trovare un pezzo di deserto dove piantare una tenda senza dare troppo nell’occhio, o riuscire a farsi capire usando l’inglese. Per fortuna, una famiglia che abbiamo incontrato davanti a un negozietto di frutta e verdura ha deciso di rispondere ai nostri appelli fatti di segni e mani aperte, e ci ha fatto “accomodare” nella sua macchinetta. Stretti stretti, io, Kit, il guidatore, due donne e quattro bambini, abbiamo guidato per pochi minuti attraverso una strada sterrata che serpeggiava in mezzo a tante costruzioni di cemento sparse nel mezzo di un deserto roccioso. L’Iran sempre visibile in distanza dietro a una staccionata di ferro. Indimenticabile il piantare la tenda su due tappeti turkmeni, allungati sotto la veranda di questa famiglia, e rimanere con loro tutta notte e mezza mattina seguente, a mangiare degli strani momos (ravioli), giocare coi bambini e parlare in una lingua inesistente. L’ideale conclusione per cambiare idea su un paese un pò duro, giusto prima di attraversare uno dei suoi confini più remoti.

Marco Ferrarese dalla Cina per MUCCHIO

September 08, 2013 By: Marco Ferrarese Category: Asia, Asian Punk/Metal, China, Italiano, Music Visited: No Comments →

Continua la collaborazione tra il sottoscritto e la celeberrima rivista musicale IL MUCCHIO. Avevo già collaborato con loro a Gennaio 2013, e ora mi trovate di nuovo nel numero 710 di Settembre. Stavolta parlo di Rock in Cina, e non traccio tanto una storia. Faccio invece un’analisi del significato del rock nella Repubblica Popolare Cinese dai suoi inizi punk nei tardi novanta, e seguo la sua evoluzione sino ad oggi. Per chi non lo sapesse, la Cina infatti ha avuto una grande e riottosa scena punk ed è stata invasa da qalsiasi tipo di musica – rock e non – quando Deng Xiaoping ne ha aperto le porte al commercio con l’estero.

Sono cambiate tante tante troppe cose in Cina dal momento in cui ci ho vissuto nel 2007/8, viaggiato nel 2010, 2011 e 2012… insomma ogni volta che ci ritorno, si respirano sempre forti venti di cambiamento. La prossima volta mi sa che faccio l’hipster, mi affitto una delle tante case vacanze disponibili, e mi ci fermo per un bel pò per rivedere, riesplorare, ricapire cosa succede in questa sconvolgente Terra di Mezzo. E non solo dal punto di vista musicale.

Comunque, l’articola si chiama Rock in Cina – Il Dragone Sdentato e citando il sommario del MUCCHIO, vi anticipo che “la storia della ‘repubblica popolare del rock’ si è consumata in un decennio appena, ma prima di perdersi nel delta del consumismo, c’è stato un tempo in cui lo yaogun è stato duro, ribelle e spericolato“… insomma, potreste anche divertirvi a leggere. Soprattutto se considerate che nell’articolo ho intervistato alcuni dei luminari dello yaogun e del punk cinese, come Valentina Pedone, David O’ Dell, Jonathan Campbell e l’esimio Dott. Daniele Massaccesi.

Dunque fate i bravi, andate in edicola, comprate il numero e fatemi sapere cosa ne pensate.

Dall’Asia all’Europa in Autostop – Memoria 13 – Kosovo

August 22, 2013 By: Marco Ferrarese Category: Italiano, Journey to the West, Travels Visited: No Comments →

Dopo aver viaggiato dall’Asia all’Europa via terra e facendo l’autostop, ho visto tante, troppe belle cose, situazioni e posti. Ho dunque deciso di proporvi una serie di post che mostrino quel che mi e’ piaciuto o mi ha colpito di piu’. Possono essere citta’, posti, locali, ristoranti, situazioni, esperienze, persone, qualsiasi cosa. Lo scopo e’ di mostrarvi una bella foto (opera di Kit Chan) e raccontare brevemente una delle nostre esperienze. Se siete alla ricerca di voli e siete indecisi su dove andare, continuate a leggere. Magari, in questa tredicesima puntata, vi ispirerete a visitare il Kosovo

Kosovo – una sorpresa Balcanica

Sono cresciuto negli anni 90, e ho continuato a sentire cose orribili su questa piccola nazione e su come la loro decisione di essere musulmani li abbia rovinati… guerre civili, Serbia, morti, distruzione. Prima di arrivarci, mi immaginavo di trovare un paese distrutto, abbandonato, un buco nero, pericolosissimo. Fortunatamente per loro, pochi anni anno fatto dei miracoli, e oggi il Kosovo mi e’ parso una bella versione di un’Italia che non c’e’ piu’.

Esperienza indimenticabile: Aver visitato la caserma dei carabinieri di Peja e avergli chiesto dove potevamo piantare la tenda in citta’. Inizialmente non l’hanno presa troppo bene. Ma con un po’ di insistenza, ci hanno indicato un parco, a detta loro “buio e pericoloso” non troppo distante. Pochi minuti dopo, il parco si e’ rivelato  quello cittadino, in pieno centro, di Sabato sera, con una balera allucinante in piena azione. Siamo capitati a Peja durante la festa di paese, infatti! Bhe, e’ stato un piacere l’aver campeggiato nel parco, aver ricevuto varie visite dalla polizia preoccupata per la nostra incolumita’, e aver collezionato gli sguardi allucinati di chi andava a fare jogging la mattina seguente.  Chiaramente, siamo stati tra i primi a fare una cosa del genere a Peja… ma il pavimento della stazione dei bus, nha, non e’ affatto preferibile a un bel praticello coperto d’erba fresca!

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