Di nuovo sulla situazione in Tibet

E’ abbastanza disgustoso sapere che dove mi trovo al momento, a Qinhuangdao, a 300 km da Pechino, non e’ possibile ricevere nessun tipo di informazione obiettiva sui disordini e il massacro tibetano di pochi giorni fa. La vita scorre come se niente fosse, tra moto elettriche, studenti saltellanti, cibo unto cucinato ai bordi della strada e gente che come formiche impazzite esce ed entra dai negozi, tirando avanti fino alla fine delle giornate appesantite dalle nuvole di polvere sollevate dalla raffineria di carbone che sorge qua vicino. Le montagne basse rimangono le stesse di sempre, perennemente oscurate da una coltre di fumo che sembra una metafora di come il governo centrale della Cina nasconda la verita’ dei fatti avvenuti su ben altre montagne, molto meno rilucenti di inquinamento atmosferico.



