Lust, caution – lussuria taiwanese
Ne avevo sentito parlare molto un paio di mesi fa, quando questo film taiwanese del noto Ang Lee era uscito anche in Cina, pesantemente tagliato, e ho aspettato con calma di poterne vedere una versione integrale. Non cominciamo ad accusare la Cina di essere un regime censorio anche adesso, grazie, perche’ “Lust, caution” e’ una bella pillola amara da mandare giu’ anche per lo spettatore occidentale. E’ viscido, vizioso, c’e’ molto sesso e non si risparmia una massiccia dose di sadismo puro. Il tutto stemperato da una vena di poetico idealismo, ma presentato duro e puro, come un bel pugno in faccia. L’autore del neo-wuxia “La tigre e il dragone” e il blasonato homocult “I segreti di Brokeback Mountain” si lancia in una ricostruzione della Shanghai piegata dall’invasione giapponese, ordendo una trama di spionaggio e vendetta, nazionalismo e amore sullo sfondo di una Cina morente e rinascente. Wong Chia Chi e’ una studentessa universitaria che, dopo aver conosciuto un carismatico e belloccio compagno attore con un pallino per la resistenza, prima si unisce alla sua compagnia teatrale, e poi si fa risucchiare in una mostruosa pantomima per ingannare e uccidere Mr. Yee, un diplomatico tirapiedi dei giapponesi. Dopo un primo fallimentare tentativo, a distanza di qualche anno i due si reincontreranno, e Wong Chia Chi dovra’ nuovamente indossare i panni di Miss Mak, e soddisfare i desideri particolari di Mr. Yee per portare a termine il piano.
Senza svelare altri particolari, devo dire che la ricostruzione visiva del periodo storico della Cina durante la Seconda guerra Mondiale, i costumi e le scenografie sono veramente impeccabili, Ang Lee riesce a dare un gusto barocco, profondamente reale, che si sposa benissimo con le atmosfere decadenti di questo rapporto maligno. Il sesso, c’e’ e si vede, pure troppo. Se vi disturba vedere le chiappe in movimento di un cinese rugoso di mezza eta’, probabilmente questo film non fara’ per voi. Credo che sia questo l’aspetto per cui “Lust, caution” sia stato pesantemente tagliato nella Cina continentale, perche’ il messaggio in se’ e’ altamente patriottico e, a mio parere, in linea completa con l’immagine che la Cina vuole dare di se’ oggi. Certo che anche il fatto che il film venga da Taiwan potrebbe aggiungere qualche motivo alle sforbiciate… non ho avuto occasione di vedere la versione tagliata anche perche’ sono generalmente contrario a rapportarmi a qualsiasi tipo di opera alla quale siano state tarpate le ali, ma non credo che una mentalita’ come quella cinese potrebbe comodamente accettare certe esuberanze visive. Si, Hong Kong e’ ovviamente un discorso a parte, ma diciamocelo, chi crede veramente che Hong Kong sia un pezzo di Cina?
La relazione tra Yee e Wong Chia Chi e’ una piramide di sadismo e masochismo che parte dalla base e pian piano si assotiglia, quasi in una vera storia d’amore. Yee e’ un diplomatico che nella vita non fa altro che rovinare quelle degli altri, membri di cellule antigiapponesi, spie e quant’altro, e pare trovare piacere solo maltrattando e punendo la sua preda. Una catarsi di disperazione sessuale vissuta fuori da un matrimonio ormai alla deriva, una moglie che non fa altro che giocare a majhong e lamentarsi delle ristrettezze in cui la sua vita altoborghese e’ sprofondata dall’inizio delle ostilita’.
Ci sono mutande strappate, frustate, lingue che saettano, tanta, troppa pelle lurida e invecchiata che si scaglia contro il corpo giovane e veramente sensuale di Wong Chia Chi, spia che finisce per cedere alle spire del cobra nero della passione violenta. Insomma, il film rappresenta un ottimo affresco di un’epoca andata che ha radicalmente cambiato le sorti e le aspettative di questo paese. Mi e’ piaciuto, molto. Ang lee fa una scelta azzeccata, meno commerciale de “La Tigre e il Dragone”, piu’ rischiosa, e a mio giudizio riesce a lasciare nella mente dello spettatore piu’ di un punto di domanda.
Ma non pensiate che “Lust, Caution” sia semplicemente un film di sesso spinto che poco lascia a desiderare: i corpi sono un po’ metafore della decadenza del vecchio e dello sforzo di sacrificio del nuovo, il ritmo e’ sognante e serrato, la trama si incastra in loop temporali ben definiti che si rincorrono, a distanza di pochi anni. La Shanghai e la Hong Kong che fanno da sfondo sono insidiose, dai colori accesi ma decadenti, sono un teatro ottimo per una vicenda che, se a tratti all’occidentale sparuto e ignorante possa sembrare eccessiva, a mio parere calza invece a pennello. Da vedere, sicuramente.














September 18th, 2008 at 11:29 pm
Ciao Marco.
Ho letto nel tuo profilo che sei appasionato tra l’ altro di cinema.
ti volevo consigliare due bei b-movies niente male a mio parere più un bel sito di fan sub ottimo per scovare goduriose e interessanti pellicole asiatiche e non.
Un salutone e buon viaggio.
Da oggi hai un curioso lettore in più:)
DETOUR di Ulmer.
IL CORRIDOIO DELLA PAURA di S. Fuller
Questo il sito: http://www.asianworld.it/
P.S. nella sezione “altro cinema” ci sono gustosissimi titoli tipo il russo “BRAT”, o “AMERICAN SPLENDOR”.