Difficili decisioni a Bangkok

Nell’ultimo mese il mio cervello pare stia sviluppando seri problemi di personalita’ multiple: da una parte, l’anima del viaggiatore, che mi pungola e mi dice di continuare a scendere verso l’Australia. Dall’altra, quella del bravo ragazzo, che pensa che dopo quasi quattro mesi di dolce far niente (che poi far niente no e’, perche’ e’ pesante esattamente come un lavoro) sia ora di rivestire i panni di insegnnate e mettere un po’ di sale e inglese nelle zucche di qualche studente… tailandese. E Bangkok, come sempre, mi attrae col suo magnetismo spiccio, gli odori e i colori caldi, le donne bellissime, l’atmosfera di festa e i contorni sciupati ed elettrici di metropoli in fermento.
Dopo una settimana quasi, un periodo per me ormai lunghissimo, passata a svernare, pensare, tentare di sistemare il mio EeePc che e’ stato divorato dai virus asiatici per colpa della mia buonafede e di una pennetta usb non protetta a dovere. ho deciso di continuare a sud verso la Malesia e Singapore poi. La Birmania sara’ per un’altra volta, ora sono troppo stanco per pensare di distruggermi ancora le ossa su dei pullman brutali, coincidenze che non partono, treni che deragliano. A malincuore, la prossima volta… almeno avro’ un buon pretesto per tornare a Bangkok. Bangkok che ti odio e ti amo, perche’ mi trasmetti sensazioni miste.
Un po’ di disgusto per le solite prostitute stanche e le facce occidentali con le rughe che si avvicendano dietro le gonne di ragazzine senza eta’ e senza nome, un po’ di amore per la tua tranquillita’ da ghetto backpacker, tanta noia per la solita Khao San Road dove sempre mi riduco a vivere per questioni puramente di comodo e di soldi, e tanta energia per la ricerca di un lavoro. Lavoro che c’e', ma che mi costringerebbe a impiccarmi in una giacca e cravatta che non ho, a fare shopping per fare dei colloqui, a fare una cosa che sebbene il dovere mi spingerebbe a fare, preferisco rimandare. Alla prossima volta. E se le cose cambieranno, tanto peggio per me che non ho colto l’occasione ora, ma questo demone australiano me lo devo togliere, per sempre. Prenderlo per le corna e girarlo e infilargli il forcone su per il culo per farglielo uscire dalle budella, e vedere chi vince. Forse io, forse lui. Sicuramente lui.
Giorni inquieti, passati a decidere, a camminare su un bordo di un baratro di responsabilita’ e immaturita’, di questioni spinose economiche e mentali, di adattamento a una terza personalita’ che pensavo di non avere. Quella di una persona che, sebbene ami viaggiare, odia l’indolenza. Sento che e’ quasi ora di rimettersi a fare qualcosa, ma Bangkok, ho deciso di lasciarti e ritornare. Sei la meta miraggio della meta’ di un viaggio che si deve concludere in Australia.
E parlando di quello. L’ennesimo colpo di sfiga di questo mese mentalmente mutante e’ stato che il mio working holiday sembra bloccato perche’ il dipartimento vuole un esame radiografico del petto. E io ho selezionato Singapore come punto piu’ vicino per accertamenti, dato che voglio volare da li’. E da qui a li’, prevedo almeno altri 1500, 2000 km. Non mi resta altro che rimboccarmi le maniche, sorridere, aspettare e cercare di arrivare a Singapore prima di un mesetto. Forse dovro’ velocizzare la discesa, forse no. Forse tutto si risolvera’ da solo. Non so. Ma questo ottobre, un po’, mi sta spezzando le gambe e la voglia di continuare. Respiri profondi, al momento, e domani un treno per Kanchanaburi e poi giu’, verso la malesia, foprse stop in qualche isola, forse no. Ma da qui, e’ giunta ora di schiodarsi. Alla prossima, cara e vecchia bangkok, che ti fai sempre sentire un po’ come una strana casa, che non sei…












October 16th, 2008 at 9:02 pm
How is BKK, city of sleepless