Good Evening Vietnam Part 3
Ma non è ancora finita: dopo circa sette ore di viaggio allucinante, e diciamolo, in Vietnam adesso alle diciotto e trenta è buio, ma buio pesto che non si vede niente di niente, arriviamo a Than Hoa. In queste prime ore il Vietnam mi è parso una Cina ancora più estrema. Il guidatore bastardo suona il clacson circa cento volte al minuto e non rallenta mai, motorini ovunque, l’unica differenza sono le scritte che sono romanizzate con quegli strani virgolini a destra e a manca, ma almeno mi fa sentire un pò più vicino a casa. Non che sia necessario, ma è giusto farlo notare, questo fatto delle scritte che colpisce in modo diverso. Than Hoa, non ce l’ho con te, ma mi hai veramente riservato un’accoglienza di merda, grazie.
Arrivo e mi sbattono giù dal bus davanti alla stazione, chiusa. Tuentidolla mi dice lascivo “Hanoi, tumolla…hotel” e indica un posto dalla parte opposta della strada, un albergo luccicoso che so di non potermi permettere se appunto tumolla I want to get to bloody Hanoi city. Già l’albergatore si avvicna dall’altro lato della strada e fa segni, lo seguo e noto con poco piacere che per altri dieci dolla avrei avuto una stanza. Non posso, quindi me ne esco alla ricerca di qualcosa di meglio a meno prezzo e giro speranzoso per la strada. Ogni due secondi mi si avvicna qualcuno in moto e mi dice motorbike motorbike, e subito non capisco che cosa voglia, poi realizzo che si tratta di un mototaxi.
Se ricorderò sempre la Mongolia per l’uso e il numero dei suoi cavalli, il Vietnam sarà il paese delle moto, e qui non ci piove. Alla fine non so più dove andare, lo zaino mi sta segando le spalle e sto per svenire dalla stanchezza, desidero solo fare una doccia e mettermi a dormire ovunque, ma la doccia ci vuole, che sono troppo appiccicoso per essere ancora umano, questa sera. Mi fermo davanti a un baretto all’aperto dove un moccioso idiota sta guardando la tv, e ogni due secondi mi guarda e ride col suo amico, blaterando qualcosa in vietnamita.
Quando mi avvicino non straparla più, strabuzza gli occhi e sta zitto, probablmente inebetito perchè incapace di spiccicare qualsiasi parola in inglese. Una ragazzetta bella, coi capelli a caschetto e gli occhi molto sexy esce da dietro un tavolino e io cerco con un frasario di chiedere dove si possa trovare una guesthouse, ma anche lei sorride e non dice niente perchè non mi capisce. L’unica cosa buona è che con un gesto della mano la ragazza invita un’altra bambina che si presenta con un “Where are you from? I am flom Vietnam!” e con un sorriso finalmente capisco qualcosa e cerco di spiegarmi. E’ dura farle capire che il mio bancomat non funziona e che non posso spendere 10 dollari per una stanza di una notte, ma alla fine ce la faccio e le dico che cerco una nya kat, una guesthouse, insomma, e lei dice che forse ha quel che fa per me ma è un posto piccolo, non grande come un albergo che mi meriterei.
Dico che fa niente e che posso spendere circa 50mila dong, cioè circa due euro, perchè davvero altrimenti a Hanoi non ci arrivo, maledicendo Sanpaolo, banca maledetta, il circuito Maestro e la Unionpay cinese che si trova una volta ogni morte di papa. La bambina continua a parlare e mi porta in un vicolo buio, dove al fondo si trova una porticina e una vecchietta che con un sorriso mi fa entrare e vedere una stanza. Io non sono schizzinoso e in certi casi so che tutto va bene, ma quella sera senza doccia non avrei potuto nemmeno pensare di essere un uomo e di chiamarmi Marco Ferrarese. La camera che mi viene mostrata è uno stanzotto con un letto, o meglio, un sostegno per un letto, senza materasso, e una specie di telo da mare di paglia sbattuto sopra. Insomma, una delizia per la mia schiena e culo rotti da circa dieci ore di sballotttamenti. E va bene, passi anche questa, ma la doccia… non esiste! Non c’è!! Allora dico alla bambina che sì, questo va bene, ma una doccia, ci vuole una doccia per lavarsi! Ok, ha capito. Mi porta alla stazione dei bus, in un antro laterale dove vedo una specie di dormitorio e uomini e donne viet sdraiate che appena arrivo si ricompongono un pò e mi guardano con una punta di curiosità ben poco nascosta. Qui, stesso affare: non uno, ma ben due letti atroci da tortura medievale, e la bambina è al settimo cielo. Mi fa vedere anche il bagno, che è una turca oscena, ma passi, ma la doccia… è un set di catini pieni di acqua divorata dal tempo. Due euro? Ma neanche morto!!










