Good Evening Vietnam Part 4
Usciamo dalla stazione e la bambina, con fare gioviale, mi fa notare che sulla sinistra c’è sua madre, e io la saluto con un cenno. Terza casa, terza sorpresa, solo che questa volta per lo stesso cesso la signora viet fa vedere 4 dita per mano, ovvero un bel 80mila dong, quattro euro, al che saluto e semidisperato dico alla bambina che forse è meglio tornare a… ma non faccio a tempo a finire, perchè la mamma arriva con passo deciso e appena le si trova davanti le appioppa uno schiaffone in faccia che le fa tremare tutto, orecchie, capelli, occhi, bocca, naso, e poi un altro, e un altro ancora, la tira per i capelli e per le braccia, e lei si difende e piange e io mi sento uno stronzo ma non so perchè, mentre occhi mi scrutano e me li sento fin dentro le mutande, anche se per loro non sia attualmente un buon posto dove stare. Povero me! Povera lei! Ho scatenato un inferno!! Mi ributto in strada mentre tutto tace e sparisce e un altro ragazzo mi porta in un albergo, dice, e lo seguo per mezz’ora buona senza vedere niente. Sono stanco, distrutto, anche impaurito un pò a quest’ora, e quando due signori si avvicinano dico, stavolta è finita, ci lascio le penne e tutti i soldi. Invece no.
Non solo mi fanno trovare un atm dove estraggo pochi soldi e mi rendo conto che Sanpaolo non fa un cazzo di niente per aiutarmi, mai, ma mi fanno caricare da un motociclista che, con la promessa di 10mila dong, cifra ragionevole, dovrebbe portarmi in una guesthouse a poco prezzo. Speriamo! Sfrecciamo nel leggero traffico di Than Hoa e le ragazze sulle moto mi sorridono, lunghe gambe nude calzate da scarpe rigorosamente col tacco, belle, perfette.
Per un attimo smetto di pensare ai miei deliri e mi faccio carezzare dall’aria fresca della sera, rilascio il peso dello zaino sulla sella e ripendo a Giorgio e a come ha ragione, quando dice di comprarmi una moto per viaggiare da solo e fare quel che voglio. Ma quando il vecchio mi scarica davanti a un posto che vuole 200mila dong per una stanza, mi incazzo, con lui e con loro, e gli faccio capire che devo spendere poco. Poco. Poco!!!! Dopo un altro giro a vuoto ce la fa a capire e mi porta in un posto che sembra bello e che ha camere a poco.
Ma la maledetta signora vietnamita, con labbra serrate e occhi da corvo, mi dice che no, che per me c’è solo la stanza da 100mila. La prendo, esausto, maledicendoli tutti, loro e questo paese maledetto in cui mai sarei dovuto venire. Faccio per pagare, lascio i bagagli in stanza, e porgo 10mila dong pattuiti al motociclista che mi fa segno di no, con palmi aperti, e io dico, però, che brava gente, mi sta aiutando. Ma quando sto per chiudermi in stanza, lui mi segue e preme sulla porta, e mi fa segno di tornare alla reception, dove davanti a tutti mi fa capire che vuole soldi, eccome, ma ne vuole non 10mila, ne vuole 50mila.
Perchè mi ha portato di qua, di là, e non mi va bene niente, e ride assieme ai maledetti della reception che se avessi più forze e più possibilità metterei tutti in un tritacarne e mi divertirei a vederli scricchiolare, occhi che saltano fuori dalle orbite, ossa che si frantumano, muscoli che diventano torrone da succhiare. Sono incazzato nero, e gli dico che no, non te li dò, e gli mostro 10mila. Lui si scalda, e alla fine sta per fare qualcosa e la signora della reception se ne esce con un trenta, una mano aperta con tre dita alzate e un sorriso da maledetta cagna da bastonare. Ne ho basta, gli dò trenta e li lascio tutti a bruciare all’inferno e mi dò del coglione da solo mentre mi butto finalmente sotto una doccia calda che lenisce in parte i dolori di quella strana giornata.
Dormo dentro il mio sacco lenzuolo, perchè non solo la camera costa, ma puzza, le lenzuola son bucate e sporchine, e sotto i cuscini ci sono capelli lunghi di qualche prostituta o di qualche vecchio con calvizie unta, quindi mi barrico la testa con una maglietta sporca e dormo uno dei sonni più ristoratori e strani della mia vita, preso da incubi, rimorsi, mezze paure, odio per il Vietnam, odio per il motociclista e per quei tuentiiidollaaa, voglia di svegliarmi in Italia, forse, o tra le braccia di qualcuna delle mie ex ragazze, insomma passo una di quelle notti che ti fanno stare finalmente meglio, ma che ti fanno sentire stupidamente solo, quando soli non bisogna sentirsi mai, perchè sempre siamo soli, ed è stupido farsene un cruccio.
La mattina dopo mi risveglio presto, e decido di andare ad Hanoi, subito, e di farla finita o di vincere, come sempre. Faccio i bagagli in fretta e furia ed esco alla reception pronto ad affrontare la maledetta, e invece mi trovo di fronte un ometto simpatico che mi sorride e mi aiuta, cercando di capirci col frasario, a decidere se è meglio prendere un treno o un bus per andarsene da Than Hoa. Mi sento stordito e stupito, e anche stupido, davanti a un nuovo inizio. A un sorriso. Addirittura un passante si mette in mezzo e mi aiuta, indicandomi la strada per la stazione dei bus che sta a soli sei minuti di cammino, tutto molto easy. Una giornata molto strana, che mi fa camminare più leggero, il peso sullo stomaco inizia a sciogliersi, e tutto sommato riesco a scivolare nel fango, cadere e sbucciarmi la mano destra, mannaggia a te.
Arrivo in stazione alle otto circa e trovo subito un bus che per 65mila dong, cioè circa tre euro, sarebbe partito per Hanoi da lì a dieci minuti e mi ci butto sopra, felice, riposato e pronto a metterci una pietra sopra e cercare di ricominciare con l’attitudine giusta. E ci riesco, di lì a un’ora, affascinato dal paesaggio che scorre fuori dal finestrino, dalle decine di fiumi che incrociamo, dalle moto, dai cappelli a punta, dai colori foschi del cielo. Arrivo ad Hanoi Giap Bat station e mi faccio fregare per l’ultima volta da un taxi, che pago come una camera per la notte, ma ora la lezione l’ho imparata e senza troppi scleri mi lascio rapire dal fascino parigino e asiatico di questa metropoli che ha più motorini che persone, e sembra un perenne trambusto di odori e rumori nel Quarteiere vecchio, dove mi rifugio e ricomincio finalmente a vivere questo Vietnam che, alla fine, strano a dirsi… mi piace. Tanto.











September 16th, 2008 at 1:33 am
“quando soli non bisogna sentirsi mai, perchè sempre siamo soli, ed è stupido farsene un cruccio”
Bravo, dude!
Vedrai che il Vietnam te lo godrai nonostante i mille figli di puttana che proveranno a ciularti i soldi. Ce ne saranno altri mille di buon cuore e gentili.
September 17th, 2008 at 12:51 pm
“Giorgio Bettinelli è morto il 15 settembre 2008 all’età di 53 anni per un malore improvviso. Viveva da quattro anni in Cina, sulle rive del Mekong, con la sua ultima moglie.”
Marco, Giorgio è morto…. )-:D
September 18th, 2008 at 5:07 pm
ciao marco, anche io ho appena letto sul giornale della scomparsa di Bettinelli, ti aveva ospitato da poco no? ora tocca a te comprarti una vespa e continuare il giro…
September 18th, 2008 at 8:18 pm
Francesco, il giro e’ gia’ finito. Non sai come mi senta strano, in questo momento. C’era stato qualcosa di magico. Scrivi una mail ogni tanto, che fa meglio di questo blog. L’indirizzo e’ promotion(at)scareyrecords.com se avevi l’altro e’ da vbuttare per colpa della telecom. Con te, il colloquio e’ privato.
September 19th, 2008 at 2:37 am
Cazzo, queste pagine mi mettono i brividi, ti ringrazio per le emozioni che riesci a trasmettermi! Mi piace la tua scrittura, sto leggendo Kerouac e a tratti il tuo stile lo ricorda.
A presto, forse, in Australia.
September 19th, 2008 at 11:26 pm
Volevo avvisarvi che la data della scomparsa di Giorgio Bettinelli è il 16 settembre e non il 15 come riportano certe fonti errate. Su richiesta della moglie Yapei vi chiedo gentilmente se potete anche voi comunicare sulla rete la data giusta !