Meravigliose bambine, per sempre pt.1
Piccoli fiori di campo e di campagna sbocciano nella terra dura del campus universitario, e si muovono allegre, trotterellanti. Non hanno petali ne’ sibilano al vento del mare, ma si muovono, hanno capelli lunghi e fini, e deliziosi nasini appena accennati. Si muovono in gruppi, in tutte le stagioni, ho visto i loro stivali di pelle marrone sgraziati trasformarsi in scarpette basse col tacco o sneakers contraffatte all’ultima moda, grossi cappotti che nascondono e eliminano ogni traccia di femminile sensualita’ diventare vestiti multicolori che seguono un canone di moda completamente estraneo al nostro, da filosofia di saccheggio nei cestoni della Standa. Piccole, gracili, con candidi visini angelici e capelli neri dritti e lucidi, come criniere di piccoli pony dalla pelle lattea. Queste sono le ragazze cinesi, o almeno, una parte che sembra irrilevante e piccola se confrontata col modello di fata orientale pechinese o shanghaiese, ma che inghiotte la demenza occidentale quando si comincia a capire che la Cina e’ grande, molto grande. Vasta. Per la maggiorparte, puntellata da grandi citta’ che lasciano spazio a medie citta’ super industrializzate e inquinate, intermezzate da meravigliose campagne dove i centri urbani la maggiorparte delle volte sono solo una manciata di case sparse ai bordi di una strada con un paio di pompe di benzina.
Hebei, la provincia dove lavoro, racchiude Pechino come una scorza protettiva, la chiude a Nord dai deserti bollenti e freddi della Mongolia Interna, a est ne filtra l’aria di mare, a sud la separa dalle montagne e dalla ruralita’ dell’Henan, e a Ovest la protegge dai freddi e polverosi paesaggi dello Shanxi, il portale all’altra faccia della Mongolia Interna, il Deserto del Gobi.Hebei e’ quindi una specie di striscia di terra a forma di lettera C maiuscola, un po’ piu’ frastagliata, che tiene Pechino dentro come se fosse il suo bambino, e tiene Tianjin piu’ sotto, a godere di altri influssi, quelli del mare e dei traghetti che scambiano merci e intrepidi turisti con la Corea del Sud e il Giappone.E’ chiaro che, schiacciata cosi’ tra due municipalita’ imponenti e colossi della scena economica cinese come Beijing e Tianjin, Hebei si rivela per quello che e’: una terra di contadini, montagne basse a nord e pianure brulle a sud, est e ovest, una terra che genera innocenti creature che si trovano a vivere tra due poli di energia tale da spazzare tutto quel che c’e’ attorno, fare tabula rasa della striscia di terra bruna che, sorniona, ne difende i confini. Sono le figlie di genitori che, probabilmente, fino a pochi anni fa ancora lavoravano la terra o vivevano sui monti, prima di spostarsi in queste nuove citta’ satellite, o addirittura, sono le uniche persone figlie di poveri che possono ricevere un’istruzione, e poi dovranno tornare al paese natale e condurre una vita priva di ogni passione, priva di tante cose che noi diamo per scontate nella nostra occidentalita’ rampante.Queste sono le creature che trotterellano per il campus, portano magliette dai colori sgargianti alla moda, sovente con scritte sgrammaticate in Inglese, e anche in Italiano. E’ strano come la lingua Italiana da queste parti sia fortemente iconografica e gettonata, complice sara’ la miriade di felpe e prodotti della Kappa con cubitali scritte “ITALIA” sul retro, tra le spalle, o sul petto. Sono le ragazze che tutte le mattine sfrecciano attorno a me, nelle loro tutine, gonnelline e scarpette col tacco o da tennis, chi piu’ carina e chi meno, tutte fiere dei propri tagli di capelli, a volte proprio pazzi, come se avessero infilato due dita nella presa della corrente. La differenza tra le ragazze piu’ di citta’ e quelle piu’ di provincia, rurali, e’ veramente evidente, si nota nei movimenti, nei finti atteggiamenti di emancipazione e sensualita’. Poche hanno un ragazzo, e ancor meno sanno probabilmente cosa vuol dire l’amore, ma si vede. Si vede perche’ alcune portano le gonne, o le scarpe col tacco. Ho notato che questa e’ moda cinese: basta andare a Beijing o anche poco piu’ a sud a Tianjin per vedere quella che io chiamo “emancipazione di ragazza cinese da citta’”, ovvero un abbigliamento stramoderno e volgare, tacchi alti, minigonne o hot pants strettissimi, leggings o calze velate multicolori, il modo di vestire che usa una donna sapiente in certe cose, matura. Fin troppo femminile.Ma qui e’ qualcosa di diverso, e gli anni di eta’ che le separano non sono troppi, anzi. Qui si respira aria di campagna mischiata all’aria del mare che ancora non ha visto un’estate pazza e cinese, un’aria montana che viene portata a valle dai cervelli di questi ragazzi e, soprattutto, ragazze. Le ragazze sono molte di piu’, studiano di piu’, sono piu’ diligenti. Studiano per fare qualcosa di meglio, molte per riportare aria di mare e di citta’ nei cucuzzoli delle loro montagne o nella monotonia delle loro pianure d’origine. Parlo di Hebei, ma sono sicuro che la stessa cosa succeda in tutte le altre province, appena al di fuori dei centri urbani piu’ moderni e trafficati, nel cuore di una Cina che vive ai bordi dello Yangtze, e nelle montagne del Sichuan e dello Yunnan settentrionale.
Hanno occhi curiosi dietro grossi occhiali dalle montature grosse e sgraziate, di plastiche colorate, e manine che scrivono e prendono appunti frenetici. Ridono tanto, e per niente, ma spesso e’ piu’ per dimostrare imbarazzo che altro, e’ un modo per difendersi da tutti gli altri. Dormono in camere da sei, stipate, e questo e’ il loro primo assaggio di liberta’ pubescente, segregate in dormitori monosesso dove e’ vietato l’ingresso ai maschi e le luci si spengono attorno alle undici di sera, mentre il cancello universitario chiude alle dieci.











November 19th, 2009 at 11:43 pm
Io sono una vecchia della Cina e ho fatto approdare lo wrestling cinese femminile a proprio tempo in America.Purtroppo queste giovani molto di spesso fanno la fine alla pena di morte e spesso viene oscurato,sembrano brave giovani ma in particolare ci sono professioniste a pagamento,non indico con la colpa le giovani alla foto ma spesso le piu’ingenue lo sono e di professione di cui appartengono a un padrone o piu’.Sono uccise volentieri e per niente,torturate dalla polizia anche se professionali,messe alla carcere e alla pena di morte,se non che uccise a botte per legge dal proprio padrone che puo’essere anche il loro papa’.Queste belle ragazzine ci sanno fare,credetemi ma informatevi che se la vogliono.