Propaganda anche a Cena pt.1

L’invito arriva inaspettatamente come e’ buona consuetudine cinese, ovvero la sera prima, sul tardi, e di terza mano, ovvero me lo ha detto Francesca a cui lo ha detto qualcuno a cui, sicuramente, l’avra’ comunicato qualcun’altro. Qui funziona cosi’, e in questi casi di occasioni speciali, ovvero le cene organizzate dal dipartimento delle Relazioni Estere, non si puo’ mancare: se qualcuno aveva un impegno fissato anche da settimane, sarebbe buona, per non dire obbligatoria consuetudine quella di rimandare ed essere pronti a banchettare. Il presunto motivo dei festeggiamenti sarebbe l’arrivo di Francesco, il nuovo professore di Italiano che affianchera’ me e Francesca (un caso di omonimia ma di tutt’altro sesso) all’interno del campus. Lui e’ arrivato da due giorni e abbiamo avuto modo di chiacchierare un po’, ma ancora dobbiamo conoscerci meglio, e sono contento che la scuola abbia deciso di invitare noi professori, i responsabili di dipartimento e tutta la calsse degli studenti mongoli sembra un po’ un evento, perche’ la quota arriva sulle trentacinquye persone, che sono sicuramente un numero non da poco. Una specie di pranzo matrimoniale, ma alla cinese.
L’appuntamento sarebbe alle cinque e mezza nel cortile che sta dietro il grande edificio universitario, una distesa di terra brulla spezzata da colate di cemento dritte e regolari e qualche bandiera cinese che svolazza nel vento perenne di Qinhuangdao, e mentre ci prepariamo riceviamo una telefonata attorno alle cinque, che ci invita a presentarci subito perche’ la scuola vuole scattare delle foto ricordo dell’evento.
”Si, ci stiamo preparando, potete aspettare?”
”Sarebbe meglio di no” e’ la risposta.Raggiungiamo il gruppo camminando rapidamente, e in quei cinque minuti riceviamo almeno quattro telefonate, ma ormai e’ ordinaria amministrazione, non ci si fa nemmeno piu’ caso. Sono tutti la’ che ci aspettano nella luce quasi innaturale di una primavera cinese menomata dei suoi colori e del suo calore, un po’ luccicante nell’aria densa di smog, oggi le nuvole si vedono appena, ma il cielo e’ azzurro. Tanti soldatini con ombre lunghe che si muovono lentamente nella striscia di cemento che sta tra l’universita’ e gli scheletrici campi da basket, alcuni fanno cenni di saluto con le mani, altri danno calci alle pietre, altri sono fermi, semplicemente ad aspettarci. Riconosco con piacere la figura di Mr. Wu, il mio Mao Inquisitore preferito, Mr. You, il rettore della facolta’ di inglese tra noi famoso per la consuetudine di fumare in qualsiasi angolo della scuola, forse anche in classe, e Elliott, il tirapiedi e responsabile che non sarebbe cosi’ male se non avesse deciso di arruolarsi nel Partito e leccare i piedi a questi personaggi che, visti da vicino, sono una versione cinese del Gatto e la Volpe.
Il rito dura una ventina di minuti: foto sulla scalinata della scuola, foto con la bandiera cinese che sventola in alto, foto di fronte al cancello di ingresso, sempre con noi professori strategicamente posizionati ai lati dei responsabili, e gli studenti tutti attorno e dietro, come a inglobarci e a proteggerci. Si fanno parecchi scatti, grandi sorrisi, devo dire che mi fa piacere, una volta tanto, cercare di apparire naturale e non perennemente incazzato nero, sara’ anche l’implicita gioia di essere schiacciato addosso a ragazze che, a differenza delle cinesi, hanno tutte le forme a posto, soprattutto sul davanti. Alcune anche veramente troppo.
Il ristorante non e’ lontano, e ci avviamo in colonna per percorrere quei dieci minuti di strada che ci separano dai fasti del cibo cinese e dai brindisi a base di temibile baijou, un liquore che fa sembrare la grappa una specie di acqua minerale, ognuno col suo compagno, e io guarda caso mi ritrovo di fianco Elliott. Lui e’ un giovane della mia eta’ piu’ o meno, ma da come si atteggia sembra molto piu’ vecchio, e parla un ottimo inglese. Ha la carnagione un po’ scura e la pelle tirata sugli zigomi, con grossi denti sul davanti, e nonostante questo e’ quello che io considero un ragazzo cinese attraente, con capelli tagliati all’ultima moda spioventi sul lato destro della fronte alta.
”Come va, Marco?”
”Bene, grazie. Spero anche a te”
”Si, non c’e’ male. Mi chiedevo, come procedono le lezioni?”
”Direi bene, alla fine capisco che non sia possibile darmi quel che ho richiesto, quindi sto cercando di fare il possibile per arrangiarmi”
”Si, ci dispaice e ne siamo tutti felici, tu sei un professore molto responsabile”
”Grazie”Le biciclette elettriche ci sfrecciano attorno squillando i loro clacson che sembrano strilli di esseri di un’altra dimensione, portandosi addosso cinesi arroccati in posizioni che trovo sempre molto pittoresce e divertenti. Alcune persone vendono frutta e biscotti sulla strada, alcuni dai vani di motocarretti che ricordano i piccoli trattori da campagna lombarda, altri direttamente stendendo coperte sul marciapiede e aspettando, sorrdenti, di pesare con le bilance i prodotti desiderati.”Mi piace molto la frutta qua in Cina”
”Davvero? Ci sono frutti che non trovate in Europa?”
”Si, alcune cose si’, soprattutto mi piacciono le banane, e quelle li’ piccoline, quelle li’ son proprio buone e non si trovano in Italia, perlomeno”
”Ahahah, quelle sono banane speciali cinesi, per forza che non le trovate in Italia!”
Non so dove girare la conversazione, quest’uomo, dopo quel che e’ successo in dipartimento, mi rende nervoso, forse per niente, ma mi da’ sempre sensazioni strane, miste.
”Mi chiedevo una cosa, Marco”
”Dimmi pure”
”Come trovi la tua vita a Qinhuangdao? Mi dispiacerebbe sapere che la trovi terribile”
Siamo arrivati alla curva dove c’e’ il supermercato, quindi vuol dire che, se tutto va bene, avro’ meno di due minuti per rispondere a questa domanda, dato che scorgo l’insegna di un ristorante abbastanza vicina.
”Bhe, diciamo che… si, sicuramente mi piace e mi sono trovato bene sin dall’inizio per merito vostro. Ovviamente mancano cose che trovo in altri posti, ma che non trovo comunque nella mia citta’ natale, quindi direi che non e’ cosi’ male, perche’ non troverei queste cose nemmeno a Beijing. Forse solo in qualche posto negli Stati Uniti”
Cerco di confonderlo, e ce la faccio perche’ il discorso cade nel vuoto quando vedo che i primi studenti entrano nel ristorante, e dopo pochi secondi sono oltre il braccio alzato della fuiyuan e su per le scale, verso la sala prenotata per noi. E’ un salone lungo e non troppo largo, con tre tavoli circolari. Faccio per sedermi a uno di quelli dove gli studenti stanno prendedo posto strillando allegri, quando Francesca mi fa segno di sedermi all’altro tavolo ancora vuoto, quello dei professori e dei rettori. E qui, la mia voglia di cenare gia’ cala, tutto l’entusiasmo si smorza, ma alla fine, siamo qui per questo.














April 7th, 2008 at 8:17 pm
ciao amico. probabilmente giassai ma ti faccio un rapido riassunto di come procede il tortuoso percorso della Fiamma Olimpica.
parte giorni fa da Olimpia, dove un non meglio identificato attivista si piazza dietro il tipo inquadrato con una bandiera olimpica in cui i 5 cerchi son stati sostituiti da 5 manette. il tizio viene placcato a terra da innumerevoli sbirri e, immagino, massacrato.
qualche giorno fa la Torcia arriva a Londra. qui non ho seguito bene ma di sicuro ci son state proteste della madonna, cortei, eccetera. Pechino si è detta sconcertata e deplora il tutto.
oggi parigi: casino della madonna, cortei, bestemmie, eccetera. cito testualmente dal sito del CdS: “La fiaccola, simbolo dei Giochi, è stata addirittura spenta a Parigi e portata per alcune centinaia di metri su un bus prima di riprende il percorso con i tedofori, ma dopo è stata di nuovo bloccata. Inoltre la bandiera nera di Reporter senza frontiere con i cerchi olimpici raffigurati come manette è stata issata al primo piano della Tour Eiffel, sul lato nord. La decisione di spegnere la fiamma è stata presa dalle autorità parigine e dagli organizzatori del Comitato olimpico francese, che avevano predisposto il percorso dei tedofori. C’erano timori consistenti di ritrovarsi con incidenti simili a quelli accaduti a Londra, visto che una grande folla con bandiere tibetane e cartelli pro Tibet si era radunata sul percorso”.
bla bla bla. tanto più che il presidente del CIO ha condannato gli episodi di violenza. dei dimostranti.
parafrasando un adagio dei nostri nonni: tutto il mondo è cinese
April 7th, 2008 at 8:38 pm
eheheh… la aspetto anche qui a Qinhuangdao la torcia, poi vi racconto i dettagli, ma saranno ben diversi. Mi piacerebbe andare a pechino, ma non credo mi sara’ possibile, anche per motivi di probabili cecchini nascosti anche dentro i tombini, ehehehe