Sumbawa in moto verso l’ignoto Part.1
Se non decido di fare qualcosa di strano e non normale non sono contento. Mi fregio di questa attitudine, e la metto in pratica tutte le volte che posso. Recentemente, ci provo sempre. Aborro il trasporto puibblico ormai, ho passato ore e ore di mesi spensierati chiuso come una sardina nei pullman più scassati d’Asia, a volte anche nei più comodi, come in Vietnam, in Malesia o a volte in Cina, ma non ce la faccio più. Non sopporto le stazioni dei bus, i mortaccioni che cercano di venderti qualunque cosa, e gli orari. Odio dovermi presentare quando vogliono loro, e non poter fare quel che dico io, quando lo voglio io. Così a Bali sfrutto l’asso Kuta e mi accaparro una moto per un mese al prezzo di 30 euro tutto compreso, e siccome la smezzo per 10 giorni con Illka from Finland, mi costa nemmeno 20. Un affare. E soprattutto, una libertà senza limiti. Cercherò da ora in poi di viaggiare sempre con un mezzo mio, proprio, tranquillo, sicuro. vai dove vuoi, và dove ti porta il cuore.
Complice un couch-invito, mi ronza in testa di andare a Sumbawa, isola che sta oltre Lombok, e alla quale le guide turistiche dedicano in media 3 pagine contro le 50 e più dedicate a Bali (almeno 5 volte più piccola). In genere si limitano a nominare i due capoluoghi provinciali, Sumbawa Besar e Bima, e a dire che a parte le montagne non c’è molto da fare se non guardare fuori dal finestrino del bus. E hanno ragione, ma il solo fatto di poter arrivare in queste terre desolate è uno stimolo all’avventura, alla follia, al pericolo, e quindi mi fa prudere le mani e ronzare la testa. Si va! Anche perchè Illka, nel suo gelido fare nordico e dall’alto dei suoi due metri, si limita a scutere la testa con un cenno affermativo, e a dire che sì, sarà una strana esperienza.
Ovviamente stiamo facendo qualcosa di illegale perchè non ci è permesso di lasciare Bali con una moto affittata, non abbiamo nessuna assicurazione nè tantomeno altro, solo un libretto di circolazione e la mia patente internazionale, che mi renderà l’unico guidatore di questa piccola odissea go and back di più di 500 km macinati con uno zaino tra le gambe e un finlandese di 100 kili dietro al culo, che perlomeno mi rende lo scooter bello stabile durante le raffiche di vento. I pochi dubbi svaniscono quando a Padang Bai un poliziotto vuole vedere il libretto, fa un sorriso e ci dice di andare verso la nave… pochi minuti di attesa ed è il momento di caricare il motorino nella pancia aperta del traghetto e sedersi aspettando le cinque ore che ci separano da Lombok, sballonzolando come palline da ping pong in un flipper impazzito come il mare sul quale ci stiamo muovendo. Grazie al cielo, non soffro e mi limito ad aggrappare stretta la panchina sulla quale ci sediamo, osservando il tramonto sul mare aperto. Mi sento libero, totalmente.
Approdiamo a Lombok che è sera inoltrata, e il buio ci avvolge; bisogna trovare una sistemazione per dormire, e mentre guido nel vento forte che sale a spirale e mi getta polvere negli occhi, per una volta sono felice di non dover trascinarmi lo zaino appresso, di non dover contrattare coi bagarini del trasporto, di non dover schiacciarmi dentro quelle scatole di sardine che qui chiamano bemo per arrancare una decina di chilometri e pagare come se avessi fatto un viaggio transoceanico. La libertà delle due ruote, in questo caso, è incredibile. In una stazione di servizio chiedendo informazioni incontriamo due ragazzi che parlano un buon inglese, e alla fine passiamo la notte da loro, dormendo per terra in una stanza fatiscente che sarà la peggiore dormita degli ultimi quattro o cinque mesi, ma ci farà svegliare allegri, convinti di essere stati rapiti da qualche gruppo terroristico e lasciati a marcire in una bieca cella di prigione.
Lombok è un’isola terribilmente musulmana, e la gente ci va di solito solo per andare alle tre Gili Islands che ne costeggiano il lato nord occidentale, o il vulcano Rinjani con il suo cratere diventato lago, al momento però non scalabile per via della stagione delle pioggie. Rinunciamo ad entrambe le cose perchè per noi ora Lombok è solo una striscia di strada lunga 80 km da fare schivando bambine musulmane con velo, carretti trainati da cavalli, pericolosissimi in sorpasso perchè imprevedibili, moto lanciate a tutta velocità e qualche auto che si fa superare, ma il vero problema sono i camion, senza combustibile ecologico, che ogni volta che ti avvicni ti sputano addosso nuvole di vapori neri che ti accecano e ti lasciano senza respiro. Ma riusciamo anche in questa impresa, col culo incollato alla sella in un’oretta e mezza a una buona velocità che mi lascia i segni quando scendo, tanto che devo fare le flessioni con le gambe per riprendere mobilità e sensibilità tra le chiappe. E ancora una volta, biglietto e traghetto, e in poco meno di due ore siamo a Sumbawa… un altro mondo.
Ti accorgi che qualcosa è cambiato appena scendi, perchè invece del solito caos portuale con indonesiani che cercano di venderti ogni cosa, tutto quel che vedi sono invece alcune capre che si avvicinano all’acqua, superbe, e ti scrutano con quegli occhietti così neri che si perdono nel pelo. Montagne di un verde lussureggiante, condite da una vegetazione atipica, che sembra più eruopea che tropicale, si allungano dappertutto e la costa è qualcosa di maestoso, disegnata sottile, e assorbita da onde alte e perfette che si infrangono sul bagnasciuga con suoni impetuosi. Sembra davvero di essere arrivati in un mondo che non ti appartiene, soprattutto nella luce fioca che ci accoglie in un primo pomeriggio che darà i suoi frutti di sole solo in un paio d’ore. Dobbiamo raggiungere Maluk, questo è tutto quel che sappiamo; non abbiamo guide, nè cartine, nè niente. Ci affidiamo solo ai pochi passanti, alle capre, alle mucche e ai cartelli che, fortunatamente, ci indicano subito la strada, e su per le montagne si comincia ad arrancare.












February 18th, 2009 at 1:54 am
FANTASTICO FRATELLO!! Il posto dove avete dormito che dici sembrava una cella, è peggio di quello squat merdoso dove dormimmo una volta in Spagna ? ti ricordi ?
February 27th, 2009 at 4:09 pm
No, non credo… perlomeno qua la stanza era una stanza, sporca sì, ma ci potevano entrare degli esseri umani normali, non solo dei nani o dei mutoidi, ahahahah…
March 2nd, 2009 at 1:43 pm
hi… nice photo…. hope you enjoyed your travel in indonesia… nice to know you…
March 2nd, 2009 at 1:49 pm
by the way, sorry, i dun understand Bahasa Indonesia from your translator…