Wo shi lao wai part 1
Esatto, e’ quello che sono. Lao Wai, in cinese, significa STRANIERO: e’ cosi’ che ci vedono, che ci percepiscono, che sentono i non cinesi all’interno del proprio macrocosmo. Se a Pechino o Shanghai (e penso anche ad Hong Kong) ormai i cinesi non fanno piu’ caso a noi, e ci odiano solo silenziosamente, tentando di estorcere piu’ valuta possibile dai nostri portafogli come se fossimo ATM viventi, in citta’ piu’ piccole e provinciali come ad esempio la mia Qinhuangdao siamo visti come gli animali esotici allo zoo di Pombia.
Spesso e’ curioso camminare per strada e sentirsi dire “Hello!” o ancor piu’ cinesamente “Ni Hao!” e vedere persone che sorridono mostrando gli incisivi devastati dal tabagismo cronico sperticarsi in saluti, gesti e sorrisi. Non capisco cosa possiamo sembrare noi occidentali ai loro occhi, ma la reazione e’ sempre concitata, quando ovviamente c’e’ reazione, perche’ molte volte tu ti accorgi che ti guardano, ma non hanno il coraggio di parlarti, forse. Se poi riesci a comunicare qualcosa in cinese, apriti cielo!!! Ti invitano a nozze!!
Ho realizzato che i cinesi non riescono facilmente a imparare nessuna lingua straniera perche’ la loro lingua e’ troppo semplice; non fraintendetemi. Dopo un mese qui e’ ovvio che per me vedere le insegne scritte in caratteri e’ come vedere tanti bei disegni, ma dopo aver passato la “fase del silenzio” e aver imparato quella ventina di parole necessarie alla sopravvivenza ho cominciato a mettere assieme le prime frasi e, sebbene i toni siano sicuramente una gran rottura da riprodurre fedelmente per farsi capire, la quasi inesistente grammatica cinese, che non ha articoli, tempi verbali o locuzioni particolarmente articolate, sta lentamente aggrappandosi alle mie corde vocali.
Detto questo, quando riesci a dire qualcosa in cinese a un cinese, questo pensa che tu sia un semidio sceso in terra e capitato per caso nel suo negozio, nel suo taxi o davanti al suo cammino.
Se riesci a dire qualcosa a un cinese in cinese, fosse anche un solo “Xiexie”(grazie), questo si mettera’ a dire che il tuo cinese e’ molto buono, e probabilmente ti offrira’ anche una sigaretta.
Il lao wai diventa quindi una figura mitica che sa parlare tante lingue, e magari riesce anche a spartire le acque del mare Bohai e a camminare sino in Korea senza troppi problemi. E’ una sensazione esaltante, che va pero’ ad aggiungersi alle centinaia di contraddizioni cinesi, perche’ fondalmente loro non ci amano, ma solo ci sopportano e ci sfruttano. Sfruttano il nostro sapere, ci usano per andare avanti nella loro folle corsa all’oro.
Molto spesso i bambini per strada mi indicano, poi guardano le loro mamme e dicono:
“Ta shi lao wai!”
Gia’, sono uno straniero. Vuoi lanciarmi delle noccioline, o vuoi che salti su un pallone e cominci a camminarci sopra, magari mentre tengo due birilli in bilico sul naso?
Pochi giorni fa stavo facendo la spesa e stavo girovagando nel reparto del pane e delle torte, le squisite torte cinesi, quando mi trovo di fronte questa commessa piccolina, con capelli meshati e colorati, me la trovo li’ davanti tra il passaggio e il bancone delle banane. Mi guarda con una sufficenza tale da nascondere appena il suo odio represso, e mi dice, secca e semplice: lao wai.
A questo punto che cosa dovrebbe fare, una persona normale? Vi siete mai fermati tra il banco del pane e il corridoio della pasta ad aspettare un marocchino passare per dirgli in faccia “sei uno straniero!”? Io non l’ho mai fatto, ma se lo avessi fatto probabilmente oggi avrei una cicatrice in piu’ all’altezza della pancia.
Insomma, sono uno straniero in terra straniera, e ci sono anche tante persone che, pensando che io me ne sia dimenticato, mi aiutano a ricordarlo. Grazie! Xiexie Zhongguo!!













